Antonino Cacici dell’Ugl: “la politica deve agire in fretta, operai dell’indotto senza più futuro”

“Da oggi operai della Smim, Elettroclima, Ex Tucam suono fuori a tempo indeterminato Nessuno fino a oggi, nonostante l’accordo firmato al Mise, ci ha dato delle risposte concrete, nessuna cassa integrazione straordinaria, fino a oggi da parte del ministero del Lavoro. Regione, provincia comune devono farsi carico di questa situazione e delle loro responsabilità”. Questo è quanto riferito da Antonino Cacici, responsabile dell’Ugl metalmeccanici di Caltanissetta. Gli operari, hanno presidiato oggi i cancelli della fabbrica Eni, manifestando la loro delusione: gli ammortizzatori sociali di cui godevano sono scaduti ieri, e da oggi si sentono senza un futuro, ancora dal ministero del Lavoro non è arrivata una risposta per l’ottenimento della cassa integrazione straordinaria, fino a quando inizieranno gli investimenti promessi dall’accordo con Eni. ” L’accordo – ha sottolineato Cacini – sulla carta poteva essere valido, ma nel concreto non lo è stato. È passato un mese dalla sottoscrizione e ancora non è stata avviata l’Area di crisi, non sono state emesse le autorizzazioni da parte di governo nazionale e regionale per procedere agli investimenti, non è stato contattato il ministero del Lavoro per garantire agli operai la cassa integrazione straordinaria. Tutto è di competenza della politica che dovrebbe agire in fretta” Sono circa 200 i metalmeccanici dell’indotto che danoggi sembrano senza prospettive future. “Presto il declino colpirà anche gli edili, con un calo dell’occupazione dell’indotto che arriverà al 70%”. L’accordo aveva promesso il mantenimento dei posti di lavoro, ma ciò non corrisponde a verità, dei 700 posti entro il 2014, fino a oggi ce ne sono solo 400, e anche dei 900 posti promessi per il 2015 non si intravede nessuna prospettiva”. Una crisi che si ripercuoterà sulle altre attività del territorio. “Tutte le aziende della raffinazione hanno avviato la cassa integrazione. La politica ha le sue colpe, lo Stato è proprietario del 36% di Eni, e ha permesso la chiusura della raffineria nel nostro territorio, mantenendola in altri siti. A pagarne le spese sono stati gli operai, quelli che avevano lottato per il mantenimento del pet coke, quando all’azienda faceva comodo in questo modo”.Il sindacalista sottolinea la necessità di un unione tra i sindacati, per portare avanti i diritti dei lavoratori, che oggi hanno agito in maniera spontanea senza bandiera sindacale.

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