Il “Giudice dalla porta aperta”. Incontro con il presidente del Tribunale di Gela Alberto Leone

Si è sempre considerato un “giudice dalla porta aperta”, Alberto Leone, presidente del Tribunale di Gela dal 2008, e in attesa di trasferimento alla Corte d’Appello di Caltanissetta, con funzione di Presidente di Sezione. Nato a Siracusa nel 1947, Alberto Leone, giurista di lungo corso, ha iniziato la sua carriera di magistrato nel 1977 presso la Corte di Appello di Bologna, per poi ricoprire diversi incarichi: pretore di Ispica e di Floridia, Giudice del tribunale di Siracusa e, nel 2000 Presidente della Sezione penale del Tribunale di Caltagirone. Ha avuto il merito, nella sua lunga permanenza nella nostra città, di far collocare nel 2013 il nostro Tribunale al secondo posto in Italia per efficienza e smaltimento dei processi, in una classifica stilata dal Csm. Un tribunale che si innesta in una Gela che ha voglia di crescere. Lo abbiamo incontrato nel suo ufficio, sommerso dalle carte, e abbiamo scoperto un uomo saggio e capace di emozionarsi quando ha raccontato del suo incontro con i bambini delle elementari che hanno recitato gli articoli della Costituzione, e che hanno mostrato come la tutela della legalità è l’unico valore che una città deve avere.

– L’istituzione del Tribunale è stata negli anni passati una battaglia, nel ’91 è diventata una conquista. Oggi questa realtà può considerarsi una certezza, non solo di legalità, ma anche di valore sociale?
«Lo spirito con il quale il tribunale è stato istituito è quello di entrare a far parte della vita sociale della gente. Ho sempre considerato il tribunale come la casa dei diritti dei cittadini, un luogo aperto,  senza recinzioni, con spirito di servizio per gli altri, e dove si possa andare a chiedere giustizia e ottenerla in tempi rapidi. Ho cercato di raggiungere questo obiettivo, grazie anche alla fiducia della gente»

– Qual’è il bilancio attuale in ordine di risposte di giustizia al territorio, e per tempi e modalità di servizi giudiziari resi ai cittadini?
«Le controversie del lavoro vengono smaltite in tempi rapidi. È ovvio che nei riti processuali i tempi normalmente sono vincolanti, ci sono delle lungaggini che sono difficili da oltrepassare. Al di là di ogni proposta di riforma, i tempi non sono stati ridotti. Dal mio punto di vista si rende necessario una giustizia civile che consentirebbe la motivazione della sentenza in via sintetica a verbale»

– Inquinamento industriale e abusivismo  edilizio sono grossi problemi della città. Come si vedono dallo scranno più alto del tribunale?
«L’abusivismo è un fatto endemico del territorio di Gela, l’attenzione delle Forze dell’Ordine e della Procura della Repubblica è molto alta. Lo stesso si può dire dell’inquinamento. Vi è una grande attenzione nei confronti dell’industria, e a Gela stiamo istituendo dei processi, sia del diritto civile che del penale, importantissimi, e siamo i primi in Italia per sollecitudine. Abbiamo in atto più di 30 processi per malformazioni, che sono stati avviati sotto il profilo dell’accertamento tecnico preventivo, un modo intelligente per provare i diritti della gente. Le richieste risarcitorie sono state affrontate negli altri tribunali solo dal punto di vista penale, invece qui ci si avvale dei i processi civili che hanno il vantaggio di far acquisire un diritto risarcitorio quando vi è un’alta probabilità che il fatto sia avvenuto.»

– Lei presto lascerà Gela. Cosa augura al collega che prenderà il suo posto?
«Aspetto di assumere il ruolo di presidente di Sezione della Corte d’Appello di Caltanissetta. Un’esperienza per me importante, in una Corte che è stata, per tre anni consecutivi, al primo posto in Italia per efficienza. Il collega che subentrerà a me dovrà impegnarsi, oltre che negli aspetti giuridici, anche in quelli organizzativi. Il Tribunale di Gela è un’ottima palestra dove fare esperienza, e un buon giudice deve scendere in trincea e creare una fiducia con la gente»

– Alberto Leone, siciliano, gelese di adozione. Qual’è il suo personale augurio, sia come uomo che come magistrato, alla città e ai giovani?
«Questa è una città che ha sofferto tantissimo nel passato. Hanno sofferto le iniziative economiche, ha sofferto la brava gente, hanno sofferto gli onesti, e le famiglie dei delinquenti raggiunte dalla giustizia. Il tribunale è un elemento che si innesta in una Gela che ha voglia di crescere. Alla città auguro di continuare ad andare avanti nella legalità. Oggi la criminalità è sotto controllo, grazie anche alle Forze dell’ordine e ad una Procura molto attenta. C’è una simbiosi tra il lavoro della Procura della Repubblica e quello del Tribunale, che ha portato a grandi risultati. Ai giovani consiglio di studiare, perché la qualità della vita dipende da questo.

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