Marco Gattuso, il giudice gelese che porta avanti il diritto alla famiglia delle coppie gay

Sebbene il riconoscimento dei diritti dell’unione omosessuale non trova nessun limite o ostacolo nel  principio costituzionale di non discriminazione, che consente di godere di tutti i diritti fondamentali  più profondi, l’Italia è  rimasta l’unica grande democrazia occidentale a negare il matrimonio tra le persone dello stesso sesso almeno le unioni civili. Quella del diritto alla famiglia delle coppie gay è  una emergenza democratica di cui il  magistrato Marco Gattuso si occupa in uno stato come l’Italia che, a causa del connubio tra legislatore lento e giurisdizione  in costante difficoltà anche per l’assenza di un rete di norme,  mostra ancora ostilità verso la minoranza omosessuale. Marco Gattuso ha lasciato Gela a diciotto anni per seguire i suoi studi giuridici nella città di Bologna. E proprio in questa città ha iniziato la sua carriera di giudice presso il Tribunale civile di Bologna. È stato per oltre undici anni magistrato di sorveglianza, occupandosi in particolare di rieducazione dei condannati  e prevenzione dei reati,  mentre da dieci anni di occupa di diritto civile. Il magistrato gelese attualmente dirige il portale giuridico “Articolo29″  in materia di famiglia, orientamento sessuale e identità di genere,  ed è codirettore della rivista semestrale GenIUS. Il magistrato per poter vivere liberamente la sua condizione di coppia, con il conseguente riconoscimento giuridico dei diritti e dei doveri, ha contratto il matrimonio con il suo compagno in Germania. Oggi vive a Bologna con il suo compagno con cui sta assieme da vent’anni e con un bellissimo bambino che hanno appena avuto insieme. Purtroppo il  riconoscimento di un diritto della minoranza è rimesso alla volontà della maggioranza, ma non si può non sottolineare che in Italia, come in molti altri paesi occidentali, vi siano stati negli ultimi quindici anni profondi cambiamenti nella popolazione che si definisce omosessuale, che vive sempre più frequentemente in coppie, con un forte legame affettivo. Ne abbiamo parlato con il magistrato.

Sono passati quattro anni dalla sentenza della Corte costituzionale  n. 138 del 2010, che ha rimesso alla volontà del legislatore  il riconoscimento dei matrimoni fra persone dello stesso sesso, non trovando in ciò nessun ostacolo nella nostra Costituzione. Perché i  legislatori sono incapaci ad affrontare il tema dell’uguaglianza?

«Gli omosessuali rappresentano il 5% del nostro Paese. Purtroppo la tutela dei diritti della minoranza è appesa al volere della maggioranza. Da circa trent’anni attendiamo una legge che garantisca il pieno riconoscimento del diritto alla vita familiare. Mentre altri Parlamenti europei, partendo da timide riforme, sono arrivati alla cessazione della discriminazione matrimoniale, dando alle famiglie e figli di coppie omosessuali  quella  protezione che la Convenzione europea dei diritti umani  assicura alla “vita familiare”, in Italia,  pur essendo un Paese aderente alla Convenzione, tante famiglie vivono ancora prive di qualsiasi riconoscimento legale. La Costituzione è nata affinché la maggioranza non possa escludere la minoranza dalla fruizione dei diritti,  spetta quindi ai giudici garantire l’applicazione del diritto alla famiglia»

Quali sono le posizioni che i giudici hanno assunto fino a ora su tale questione?

«I giudici italiani, fino ad oggi, sono stati chiamati su singole vicende, più volte non hanno saputo o potuto offrire idonea risposta alle istanze della comunità omosessuale. In assenza di specifiche norme, spesso hanno mostrato una chiusura, o hanno abdicato in modo poco coraggioso al proprio ruolo di interpreti delle fonti, o prendendo atto della impossibilità di giudicare su situazioni e vicende su cui non vi sono norme

– Il disegno legge Scalfarotto contro l’omofobia, è stato contestato della Sentinelle in piedi, in quanto si teme che affermazioni come “la famiglia è formata da un uomo e una donna”, possa essere condannabile. Come stanno le cose?

«Il disegno di legge, che è stato approvato alla Camera,  deve ancore essere vagliato dal Senato e non limita affatto la libertà di opinione. Si deve dire che il testo prevede l’estensione della circostanza aggravante già presente nella legge Mancino, fatto certamente molto positivo, che riguarderà i reati di istigazione all’odio ed alla violenza fondati sull’orientamento orientamento sessuale o sull’identità di genere della vittima.  Non si giustifica alcuna diversità di trattamento dei delitti motivati dall’odio omofobico rispetto ai delitti motivati dall’odio razziale»

– Come vengono perseguiti i crimini d’odio dovuti all’omofobia, negli altri Paesi dell’Unione Europea?
«Quasi tutti i Paesi europei prevedono già delle fattispecie aggravanti in caso di delitti motivati da odio omofobico, molto simili a quelle contenute nel testo approvato alla Camera, mi viene in mente la  Francia, la Spagna, la Germania, la Gran Bretagna.  Persino l’Albania, che è un Paese a maggioranza musulmana, ha introdotto di recente un’aggravante di questo tipo per delitti motivati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.»

E cosa pensa dei preti che parlano esclusivamente di matrimoni tra uomini e donne. Questo può essere un’istigazione all’omofobia?

«Chi crede che il matrimonio debba essere riservato alle coppie eterosessuali potrà coninuare a farlo, non vi sarà alcun limite alla libertà di opinione, ci mancherebbe. Peraltro la Chiesa cattolica difende il matrimonio come sacramento, mentre noi stiamo parlando del matrimonio per il codice civile, che è cosa diversa. In Italia negli anni settanta la Chiesa era contraria ai divorzi ma oggi non si riesce a trovare nemmeno un integralista che vieti il divorzio, lo stesso sarà presto con i matrimoni gay»

– E il diritto alla genitariolità?

« Negli ultimi decenni grandi Paesi come la Spagna, la Francia, l’Inghilterra hanno revocato il divieto di matrimonio ed adozioni per le coppie dello stesso sesso, aprendo alla piena uguaglianza. Il diritto alla doppia genitorialità dei figli delle coppie gay e lesbiche è garantito in tutti i Paesi dell’Europa occidentale anche dove non vi è il matrimonio, dal Portogallo alla Germania e persino Malta riconosce  le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le adozioni nell’ambito di un omolegame. Pensiamo ai figli di coppie eterosessuali separate, o che litigano spesso. I bambini hanno bisogno solo di vivere in una famiglia serena.»

– Lei è andato via dalla nostra città a 18 anni. Oggi è una persona affermata dal punto di vista professionale e appagata dal punto di vista sentimentale. Come sarebbe stata la sua vita in una città come Gela o in Sicilia?

«La differenza tra una città come Gela e Bologna allora era molto grande. A quei tempi non era facile, ma oggi credo che il mondo stia cambiando rapidamente, tutto è diverso, si ha meno difficoltà, anche vivendo in un piccolo centro, o al sud, a creare un proprio immaginario ad esprimere più liberamente la propria identità. I mezzi di comunicazione, il cinema, la musica, trasmettono continuamente modelli positivi che aiutano a vivere tranquillamente la propria omosessualità e questo è di grande aiuto per i giovani»

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