Operai indotto Eni: l’azienda ci ha usato per i lavori di emergenza e non per revisione degli impianti, in vista della chiusura

“Siamo sempre stati chiamati per i lavori di emergenza e non di revisione degli impianti”. È così che gli operai dell’indotto dello stabilimento Eni di Gela,  puntano il dito contro l’azienda petrolifera che li ha usati solo per i lavori più pericolosi per poi, dopo due anni di cassa integrazione, dismettere gli impianti di raffinazione e scaricarli come se niente fosse. Gli operai anche oggi hanno continuato la loro protesta, nella convinzione che servirà a ben poco. “Gli impianti sono fermi da un po’, e per rimetterli in funzione – continuano – ci verrà un grosso investimento  che per l’azienda non sarà conveniente. E adesso spunta pure il contributo per la produzione di ciliegino. Come se ciò potesse evitare il crollo economico che la nostra città inevitalmente avrà con la chiusura ell’azienda”.  Intanto il presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta ha dichiarato  che domani, durante il tavolo tecnico con i dirigenti Eni,  non accetterà nessun proposta da parte dell’azienda, che possa permettere il licenziamento degli operai. “Se  la società petroliferà non sarà disposta a investire nel nostro territorio potrà anche andarsene. Daremo il nostro petrolio ad altre società che porteranno lavoro”.

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