Progetto Vita, senza stipendi da cinque mesi: “Non si può continuare così!”

Senza stipendi da cinque mesi, ore di lavoro ridotte e una stessa “torta” da dividere fra più persone. È questa la situazione drammatica che vivono le lavoratrici del “Progetto Vita”, il Consorzio di Cooperative Sociali che si occupa dell’assistenza domiciliare agli anziani e ai disabili. Il malcontento, che si protrae già da diverso tempo, ad oggi, in prossimità delle festività natalizie, non ha ancora trovato una soluzione e le operatrici, mogli e madri di famiglia, si chiedono perché e soprattutto come fare per andare avanti e far fronte alle spese quotidiane, al pagamento delle tasse e al mantenimento dei propri figli. “Non è un bel vivere – ha affermato una dipendente – la maggior parte di noi ha famiglie monoreddito, ha un affitto da pagare, i libri da comprare per mantenere i bambini a scuola, non si può continuare così, non ce la facciamo”. Una situazione drammatica di per sé che assume toni ancora più seri se si pensa che lo stipendio di cui si parla ammonta ad appena trecentocinquanta euro o quattrocento per le più fortunate. Soldi che, sommati alle mensilità mancanti, giungono ad appena millesettecentocinquanta euro: una cifra che, per vivere dignitosamente, dovrebbe equivalere almeno a una retribuzione mensile. Ma così non è. Nonostante l’irrisorietà degli stipendi, le operatrici ad oggi continuano a lavorare senza ricevere in cambio ciò che spetterebbe loro. “Noi vorremmo ritornare al vecchio metodo – ha continuato la dipendente della Cooperativa – quando c’era la gara d’appalto ed eravamo tutelate, lavoravamo sempre e non dovevamo cercare gli anziani fino a casa. Oggi, invece, siamo costrette a cercarci il lavoro e se l’anziano, per qualsiasi motivo, non ci vuole più, noi andiamo a casa perché non esiste più la rotazione. Perdiamo il lavoro e siamo comunque costrette a fare volontariato per mantenere in qualche modo il servizio”. “Il sindacato in accordo con la cooperativa ha raggiunto un punto comune – ha dichiarato Ignazio Giudice, Segretario generale della CGIL – ossia il blocco delle assunzioni. Da sessanta si era passati infatti a cento dipendenti e c’erano persone che lavoravano per nove ore e altre per venti. Abbiamo cercato una soluzione che si basasse sull’uguaglianza concreta, non quella sventolata durante le elezioni e quindi abbiamo proposto una via di mezzo che potesse dare un respiro di sollievo a tutte le lavoratrici: quattordici ore di lavoro. Siamo davanti a una situazione delicatissima – ha concluso Giudice – basti pensare che una signora, senza fare nomi, ha dormito in queste sere per tre volte di fila davanti all’ingresso dell’ospedale per diversi motivi, fra questi anche l’assenza di luce perché non aveva potuto pagare le bollette”.
Insomma, un dramma che si vive sulla pelle, che coinvolge numerosissime famiglie e che ad oggi attende ancora delle risposte.

Articoli correlati