Salvate la Pro Gela

La Pro Gela è a rischio svendita, o peggio, a rischio scomparsa, ma con quello che sta succedendo in città è proprio così importante? E perché?

Nel 2012 entro a far parte della grande famiglia Pro Gela, orfano di un altro progetto del calcio a 5, e già il presidente Antonio Caglià incominciava ad esserne il principale sostegno per poi diventare l’unico fino ad oggi.

Impegno fisico, economico e mentale per una passione condivisa con i suoi cari, con i suoi collaboratori, ma soprattutto con i suoi ragazzi – che di amore e dedizione per la maglia vivono in tutto il loro tempo libero – nel tentativo di dare continuità e con l’obiettivo di conquistare la serie B, più volte a portata di mano.

Tante le iniziative per andare avanti per mezzo di fusioni, condivisioni, esborsi personali, volontariato. Ma è giusto che una società sportiva di uno sport minore si debba barcamenare in questo modo?

Per me no. Oggi l’agonia della società è arrivata all’apice ed ecco quindi il comunicato stampa di Venerdì per richiamare l’attenzione sulla solitudine di mister Fecondo e della sua squadra.

In tanti abbiamo pensato che ci volesse poco a costruire un’esperienza come il Pro Gela, ma tanti abbiamo fallito l’obiettivo perché non avevamo una risorsa rara in questa città: il duo Antonio Caglià e Enzo Fecondo, il diavolo e l’acqua santa, anche se mi è difficile distinguere chi sia, tra i due, l’acqua santa.

Molti coglieranno l’occasione per attaccare l’attuale amministrazione per la sua ennesima incapacità, o volontario inattivismo, a sostenere le buone iniziative della città e tante parole saranno sprecate anche su questo argomento. Ma  tutto nasce da molto lontano e la nostra giunta non è altro che l’ultimo esempio di un modo errato di gestire la cosa pubblica, ma anche di fare impresa nello sport e nel sociale in genere.

Negli anni di vacche grasse, anche se le disparità di trattamento erano tante, nessuno si lamentava perché tutti prendevano il minimo indispensabile. Oggi le vacche (casse) sono magre e, invece di aiutare i meritevoli bisognosi, ci si preoccupa di sostenere le realtà che hanno una voce politica più affine ai propri interessi.

A Gela si è sempre usato un bilancino mal tarato che se vedeva una disponibilità di 1000 euro, 500 andavano ad uno, 200 ad un altro, 200 ad altri due ed il resto da dividere tra gli altri 100 in base all’ordine di arrivo allo sportello delle cortesie.

Cambiano gli attori, ma il brutto copione è sempre lo stesso: una mancanza della cultura della gestione delle responsabilità pubbliche, che proviene dalla incapacità di gestire il proprio voto prima e l’inadeguatezza che inquina il mandato elettorale poi.

Una corretta regia dei soldi del bilancio e dei beni comunali avrebbe permesso una spesa oculata ed una buona raccolta fondi, per accompagnare, nella loro crescita, le passioni vere per gli sport meno fortunati e di cui la Pro Gela rappresenta una delle realtà più vincenti.

Ma questo non è accaduto per la chiusura dello stabilimento petrolchimico, annunciata con preavviso più di 30 anni fa, figurarsi se poteva essere messa in piedi per una piccola realtà sportiva.

Nei sistemi operativi dei computer questo è un “punto di ripristino”, l’ennesimo momento in cui la città deve dimostrare di voler tornare alla normalità del sistema.

Non il “Sistema Gela” del passato e, ahimè, del presente, ma quello di tutte le città che mostrano il rispetto civile per i propri cittadini sia quando sono malati, quando studiano, quando sono utenti di servizi, sia quando girano per la Sicilia a dare calci ad un pallone a rimbalzo controllato, oppure fanno rimbalzare una pallina di plastica lungo un tavolino.

Ecco perché è importante salvare la Pro Gela

Articoli correlati