Scuole in sciopero per dire “no” alla Riforma Renzi. Serve comunque una partecipazione più consapevole

“La scuola non si vende e non si paga”. Con questo striscione stamattina circa quattrocento studenti hanno manifestato il proprio dissenso contro la Riforma Renzi. Nel cortile adiacente al Liceo Classico “Eschilo”, i ragazzi di diversi istituti della città hanno inscenato uno sciopero in cui, a suon di megafono e fischietti, hanno fatto sentire la propria voce. “I nostri diritti non si tagliano”, hanno urlato a più riprese. “Questa manifestazione vuole andare contro la Riforma Renzi che mortifica l’istituzione scolastica – ha dichiarato Gianvito Orlando, rappresentante della Consulta Provinciale del Liceo Scientifico “Elio Vittorini” di Gela – manifestiamo innanzitutto per i quattrocento milioni che sono stati levati alle scuole pubbliche e dati alle scuole private e, ancora, per questo esercito di precari scelto dal Premier Renzi che mortifica gli insegnanti e non permette un’adeguata continuità didattica”. Uno sciopero che, sulla carta, potrebbe avere delle valide motivazioni che, purtroppo, cozzano con le modalità di svolgimento. Basti pensare infatti alla durata della manifestazione, poco più di due ore, al lancio immotivato di carta igienica e al dileguarsi immediato di studenti intenzionati piuttosto ad approfittare della piacevole giornata di sole per consumare un aperitivo o fare una passeggiata in centro. “Se continuiamo così, non ci faremo mai sentire e le cose rimarranno come sono sempre state – ha continuato Gianvito Orlando – a questo punto, preferisco il liceo psicopedagogico che non ha aderito allo sciopero. In questi termini, infatti, sarebbe stato più corretto entrare in classe e fare lezione. Questo sciopero non è stato fatto per saltare un giorno di scuola, ma per far valere i nostri diritti”.

Articoli correlati