Tanti modi per dire “chewing gum” in Italia e in Sicilia

Sulla bocca di tutti, il chewing gum o gomma da masticare, uno dei prodotti più popolari del Novecento, presenta una variegata e curiosa lista di denominazioni. Giunta in Italia alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la ciunga, così definita in Sicilia, veniva donata alle popolazioni come vera e propria merce allo scopo di alleviare la fame. Col tempo, le considerazioni a riguardo sono state divergenti: negative, in quanto si riteneva che masticarla potesse portare a una deformazione della mascella e positive, visto che, in loro assenza, può sostituire lo spazzolino e il dentifricio per garantire l’igiene orale. Ciò che incuriosisce però, a parte la storia del prodotto fine a sé stessa, è la trasformazione linguistica assunta dal termine, dovuta alla trasmissione orale avvenuta negli anni che ne ha determinato una varietà di forme interessanti. In alternativa all’anglicismo non adattato “chewing gum”, infatti, si riscontrano una serie di calchi: si va dal “ciùingam”, presente in Toscana e registrato anche a Catania, alle variabili “cingomma” e “ciringumma”, per procedere ancora con la forma più frequente “cicca”, usato al Sud, ma anche in Lombardia, in Emilia Romagna e in alcune zone del Piemonte.
Altrettanto consuete “masticone” ad Arezzo e “masticante” a Messina, su cui il dialetto nostrano ha adattato l’espressione divertente e non attestata “masticogna”. Insomma, un elenco di nomi all’apparenza bizzarro che, però, deve cedere davanti alla norma linguistica che prevede l’uso di “chewing gum”, rigorosamente al maschile e del calco italianizzato “gomma da masticare”. Al di là dell’elenco di nomi e denominazioni, ciò che questa “ciunga” rievocherà sempre alla mente sarà la gara di palloncini gommosi che chiunque, quando era piccolo, avrà fatto almeno una volta. Per non parlare dei più dispettosi che si divertivano a scoppiarlo sul viso del malcapitato di turno…

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