VIDEO – Rabbia dei lavoratori. “La cassa integrazione, una soluzione provvisoria prima di tornare a lavorare”

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Momenti di tensione oggi pomeriggio in aula consiliare,
durante l’incontro fra i lavoratori dell’indotto e il Prefetto, Carmine Valente, a Gela per dialogare con gli operai che da giorni protestano bloccando il Consiglio Comunale, situazione su cui sono state spese proprio le prime parole.

“È inammissibile che un Consiglio che deve approvare il bilancio debba essere più volte interrotto subendo così un ritardo gravissimo – ha tuonato Valente – dovete smetterla e lasciare il Consiglio Comunale libero di compiere il proprio dovere. Non è in questo modo che si risolvono le questioni, così facendo fate solo del male a voi stessi e alla città. Le manifestazioni sì, purché siano legittime e lecite. Premesso ciò – ha poi continuato il Prefetto – passiamo al motivo per cui siamo qui oggi. I vostri rappresentanti sindacali hanno firmato e accettato un cambio di progettazione della Raffineria”. Una frase interrotta, spezzata bruscamente a metà dai primi disordini in aula consiliare. I lavoratori, infatti, iniziando ad alzare i toni della voce, hanno subito minacciato di abbandonare l’incontro, decisione rientrata subito dopo quando uno di loro, invitato dallo stesso Prefetto, ha preso parola per esprimere le proprie considerazioni. “Siamo belli incazzati perché siamo abituati a lavorare – ha esordito Emmanuello, operaio dell’indotto – facciamo lo sciopero per difendere un nostro diritto, che è quello del lavoro. Con la cassa integrazione non arriviamo a fine mese, come dobbiamo fare? È inutile piangere quando lacrime non ce ne sono più”. Eppure, la cassa integrazione è l’unica soluzione ad oggi possibile per superare il periodo di stallo che porterà al cambio di progettazione dell’Eni. “Sono d’accordo con voi quando protestate e vi lamentate della situazione – ha risposto il Prefetto agli operai in aula – ma quando il lavoro difetta rispetto al numero di posti scoperti, la cassa integrazione diventa un modo di compensazione da parte dello Stato. foto4L’Elettroclima e la Smim avevano terminato gli ammortizzatori sociali, è stato possibile intervenire solo attraverso la cessione del ramo di azienda. Solo così abbiamo potuto prolungare la cassa integrazione di altre cinquantadue settimane per garantire comunque un’entrata ai lavoratori. Non è la soluzione migliore, ma era l’unica a nostra disposizione”. L’unica, così come l’accordo firmato a Roma per cui attuale e forte è ancora il malcontento. “L’Eni voleva andare via – ha continuato Valente – accettare la conversione è stata l’unica scelta”. E a chi dal fondo dell’aula rimproverava la firma del protocollo ha risposto: “L’errore è stato firmare senza aver prima ottenuto la dichiarazione di area di crisi”. E ancora: “Io sono qui per portare un messaggio di ottimismo, la situazione di Gela riguarda tutti, non soltanto i lavoratori qui presenti. L’obiettivo è quello di salvaguardarvi, di mettervi i soldi in tasca in questo periodo di interruzione in attesa che l’accordo venga attuato. Voi riavrete il lavoro, dovete soltanto avere pazienza!”. “Un atteggiamento di attacco e scontro non è produttivo – ha concluso il sindaco – noi siamo con voi e miriamo a un progetto di rinascita della città. Stiamo lavorando per i vostri interessi che sono gli interessi di un’intera comunità. Capisco la vostra rabbia, ma le vostre manifestazioni e i vostri sfoghi devono essere costruttivi, non distruttivi. Se qualcosa non dovesse andare come abbiamo garantito, sarò il primo a scendere in piazza e a protestare insieme a voi”. Più di due ore di incontro che hanno trovato seguito in privato fra i lavoratori all’uscita dal Municipio.foto2Intanto, la prossima settimana il primo cittadino dovrebbe tornare a Roma. Ciò che conta adesso è collaborare, nonostante la disperazione e la rabbia. Collaborare per l’interesse collettivo che vede in prima linea due importanti questioni: il futuro della Raffineria e il bilancio comunale, senza che l’una corra il rischio di escludere l’altra.

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