20 novembre, “Giornata dei Diritti del Fanciullo”, una ricorrenza che fa riflettere

Anche i bambini di Gela in marcia per celebrare il Venticinquesimo Anniversario della Convenzione dei Diritti del Fanciullo. Gli alunni di diverse scuole dell’infanzia stamattina hanno festeggiato questa ricorrenza con coccarde, arcobaleni colorati, cravattini e bandierine per esprimere due principi fondamentali: l’uguaglianza e l’amore.

Era il 20 novembre del 1989 quando la “Convenzione dei diritti del fanciullo” veniva approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Il primo documento che stabiliva i diritti fondamentali da riconoscere e garantire ai bambini e alle bambine di tutto il mondo. Composta da cinquantaquattro articoli e da tre Protocolli opzionali sui bambini in guerra, sullo sfruttamento sessuale e sulla procedura per i reclami, la Convenzione ha garantito innanzitutto il diritto al nome, alla sopravvivenza, alla salute, all’educazione, alla dignità e alla libertà di espressione del bambino, raggiungendo nel tempo risultati di tutela importantissimi come la cessazione delle punizioni corporali e la creazione dei più potenti ed efficaci sistemi di giustizia minorili, distinti dalla legislazione degli adulti. Una giornata importante che invita alla riflessione. Si è fatto tanto in questi venticinque anni per difendere e proteggere i bambini e il loro diritto all’infanzia, ma c’è ancora tanto da fare. Ad oggi, infatti, sono ben 5,5 milioni i piccoli schiavi in tutto il mondo, costretti a lavorare in vari settori, dall’agricoltura ai servizi. Tra loro, purtroppo, ci sono anche le vittime di tratta ai fini dello sfruttamento sessuale e numerosissimi sono inoltre i casi di bambini soldato. Un calvario senza fine per tantissime creature che, in un momento della vita così prezioso quale l’infanzia, dovrebbero conoscere soltanto il gioco e l’affetto di una famiglia che si prenda cura di loro. Per far ciò, dunque, serve l’impegno quotidiano di tutti, nessuno escluso, in modo tale che il 20 novembre non rimanga soltanto la “Giornata dei diritti dell’infanzia”, ma diventi anche e soprattutto la “Giornata dei bambini…di domani”.

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