2005-2015: L’Antiracket di Gela celebra la “stagione del coraggio” in un convegno al Peretti

Si è tenuto ieri pomeriggio, presso i locali di Villa Peretti, il convegno “La stagione del coraggio 2005-2015”, per celebrare, insieme alla città, i dieci anni dalla nascita dell’Associazione Antiracket “Gaetano Giordano”. Ad aprire l’incontro, la proiezione di un video in cui sono state ripercorse le tappe principali che hanno segnato il cammino dell’associazione, nata dopo la stagione nera degli anni Ottanta – Novanta, in cui Gela divenne teatro infernale della faida tra Stidda e Cosa nostra e durante la quale, per mano dei cosiddetti baby killer, assoldati dai boss in campo, si consumarono i delitti più efferati. Fra gli episodi che insanguinarono le cronache locali e nazionali, vi fu l’eccidio della famiglia Polara, compiuto nel dicembre 1988 e seguito, due anni dopo, da quella che ancora oggi viene ricordata come la strage della sala giochi, una delle più cruente missioni di morte eseguite dai clan mafiosi.

Nel 2005 l’Associazione, presieduta da Renzo Caponetti, divenuta oggi uno dei punti di riferimento della Federazione Antiracket italiana, si impose sul territorio gelese e su tutta l’area limitrofa, lanciando un segnale inequivocabile di ribellione alla piramide mafiosa che fino a quel momento aveva costruito  il suo impero criminale sulla paura e sul silenzio delle vittime.

Dieci anni di intensa e instancabile lotta al fenomeno dell’usura e delle estorsioni, perpetrate dalla criminalità organizzata nei confronti di imprenditori e commercianti. Oggi sono 173 gli associati all’Antiracket, 115 dei quali già inseriti nella Guida al consumo critico “Addio Pizzo”, pubblicata nel mese di gennaio scorso. Tantissimi operatori economici accompagnati alla denuncia, che hanno scelto di difendere la dignità delle loro attività, dicendo NO al pizzo e alle imposizioni di stampo mafioso. Grazie anche al loro coraggio, le Forze di Polizia hanno potuto effettuare centinaia di arresti nell’ambito di numerose operazioni. Tra le più recenti,  Supernova, Tetragona, Inferis, Agorà, Fenice e Go Kart. Operazioni che hanno fatto luce su una rete di intrecci e connivenze, mettendo in evidenza come il racket rappresenti l’essenza del sistema mafioso, le fondamenta su cui poter costruire l’edificio del crimine. Esso si sviluppa su diverse attività malavitose, fra cui il controllo della prostituzione, dell’immigrazione clandestina e del traffico della droga o, ancora, sulla gestione degli appalti.

Il convegno di ieri ha visto la presenza di relatori d’eccezione, quali il presidente nazionale FAI (Federazione antiracket italiana) Pippo Scandurra, il procuratore della Repubblica di Gela Lucia Lotti, il prefetto di Caltanissetta Maria Teresa Cucinotta e il commissario straordinario antiracket Santi Giuffrè. A presiedere il tavolo dei lavori, Tano Grasso, fondatore e presidente onorario Fai, componente della Commissione parlamentare antimafia nell’XI (1992-1994) e nella XII legislatura (1994-1996), nonché presidente della prima associazione antiracket italiana, costituita a Capo d’Orlando nel 1990. Ricordate da Grasso le figure di Gaetano Giordano, commerciante gelese ucciso dalla mafia nel 1992 e di Nino Miceli, costretto, dopo essersi ribellato al pizzo,  a chiudere la propria azienda, lasciare Gela e ad entrare nel servizio centrale di Protezione.

Ad intervenire, anche il sindaco Domenico Messinese e don Luigi Petralia, padre spirituale dell’associazione, che ha portato i saluti del vescovo della diocesi di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana, assente per sopraggiunti impegni.

Nel corso del convegno, è stata messa in evidenza dai relatori l’importanza dell’associazionismo attivo ed efficace e del lavoro sinergico tra  lo Stato, le Forze dell’Ordine e l’Autorità giudiziaria, al fine di potenziare la lotta comune al malaffare e all’organizzazione mafiosa, capace di infiltrarsi prepotentemente, attraverso le sue subdole ramificazioni, in tutti i settori dell’economia, inquinandola con i suoi condizionamenti illegali e criminali.

Durante il suo intervento, apertosi con la lettura della missiva a lui inviata dal questore di Napoli Guido Marino, il presidente Renzo Caponetti ha illustrato le attività culturali e sportive portate avanti dalla sua associazione in questi dieci anni, che hanno contribuito, in maniera preziosa, alla diffusione della cultura della legalità. Presenti in sala, i componenti della squadra di calcio dell’Antiracket gelese, reduci dalla partita del cuore svoltasi allo Stadio dei Pini di Milano Marittima dove, per 3 a 0, hanno battuto la selezione di agenti di polizia di Ravenna e Modena. L’evento benefico è stato dedicato alla memoria dell’agente scelto Stefano Biondi, ucciso nell’aprile 2004 nei pressi del casello autostradale di Modena per mano di due trafficanti di stupefacenti, nel corso di un’operazione di polizia.

L’incontro a Villa Peretti si è concluso con l’intervento del viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, al quale è affidato l’esercizio delle competenze nelle aree del Dipartimento della Pubblica sicurezza e  il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura.

Bubbico ha sottolineato come il fenomeno mafioso riguardi non più soltanto le regioni dell’area meridionale, ma l’intero territorio nazionale, in cui l’azione intimidatrice della criminalità organizzata si combina, spesso, con la corruzione della pubblica amministrazione. <<E’ importante – ha detto – essere consapevoli  che molto è stato fatto rispetto al passato, ma che la guerra per il riscatto della nostra terra e della nostra economia non è ancora vinta. Occorre lavorare costantemente sul territorio mediante l’applicazione intransigente dei principi di legalità, così da garantire la crescita della comunità. L’Associazione “Giordano” di Gela rappresenta per tutta l’Italia un esempio di concreta militanza per affermare quei principi di libertà e dignità che si collocano alla base della nostra Costituzione>>.

Ai relatori è stato consegnato un gres con il logo dell’associazione gelese per ricordare i dieci anni della stagione del coraggio.

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