L’avete vista, adesso guardatela.

Eravamo tutti lì, sul nostro divano, la Tv accesa. Canale 54 del Digitale Terrestre, già impostato. Nessuno zapping, abbiamo pure guardato la pubblicità. È cominciato Mare Nostrum, parlano di Gela. Finalmente.

Scorrono immagini di un posto da sogno, la lunga distesa dorata di una sabbia che ha visto alternarsi invasori e liberatori, e la Conchiglia sfolgorante, piena di gente felice e i francesi che volevano diventasse come Cefalù, e la Torre di Manfria e il tramonto.

Avete pianto? Io si. A vederla così bella in Tv mi è venuto un coccolone e poi subito la collera ha preso il sopravvento. Il perché, lo sapete già.

Il Mostro lo vediamo ogni volta che entriamo e usciamo da “casa”, ogni volta che il sole va dormire, poco tempo fa lo sentivamo addirittura ruggire il cane a sei zampe. Come Cerbero, il cane a tre teste davanti alla porta degli Inferi,  il custode, il portiere che esercita il suo ufficio con sommo rigore e ci ricorda che è inutile opporsi al volere divino. Hanno scelto per noi. Nessuna condanna è toccata e toccherà a chi ha violentato il nostro mare gridando al miracolo economico.

Nessuna condanna per quei gelesi che hanno scelto l’industria anziché il sole, l’agricoltura, la pesca, il turismo. Nonostante la collera non li condanno neanche io, in fondo a quella gente era stata data un’opportunità e il mare non paga sempre, questo agli operai lo hanno raccontato, gli hanno costruito un quartiere, gli hanno dato la possibilità di immaginare un futuro senza penurie.

Lo abbiamo coccolato tutti quel Mostro, dandogli in pasto pesci e uomini e donne, gli abbiamo dato pure i nostri bambini.

Indimenticato è il ricordo di uno striscione che citava:

“Meglio morire di tumore che di fame”.

Lo abbiamo saziato con i nostri morti. Il Mostro però è da poco andato a dormire e non si risveglierà, dicono sia morto per sempre, non ruggisce più ne sbuffa alla Luna.

È ancora lì, lo so. È triste e ci ricorda sempre chi è stato e cosa ha fatto, sembra un conte caduto in miseria che indossa tutti suoi gioielli diventati ormai ferraglie arrugginite, non illumina più, non l’ha mai fatto in fondo, era solo un trucco da pessimo attore qual è stato.

È andato a dormire e non può più farle del male. L’avete vista, vissuta, deturpata, senza speranza, dissanguata. Avete visto un sogno infrangersi nello stesso mare che avrebbe dovuto renderlo vivo quel sogno.  Ma quel sogno è ancora lì e sta aspettando che lo guardiate, che finalmente lo crediate possibile. L’avete vista.  Ora guardatela e amatela come avete fatto seduti sui vostri divani.

Arrabbiatevi e canalizzatela questa rabbia per prendervi il sogno che vi spetta, il miracolo vero di una città che sta aspettando. Si, Gela aspetta. È una donna paziente, vi vuole vivi, vi vuole attivi. Vi ha sempre amato, ora come allora quando Quasimodo si stendeva sulle nostre spiagge e ne tesseva le lodi. Alzatevi dal divano, corretele incontro, abbracciatela, fatele un regalo, curatela. Amatela!