24 Cfu, il peso dell’anima.

Mala tempora currunt, dicevano i latini e fin dall’inizio del percorso universitario l’abbiamo sentita rimbombare nelle nostre orecchie questa frase ma eravamo giovani e speranzosi e niente, neanche i latini, potevano farci vacillare, ne fermarci a pensare.

Tra un esame e un appello ce la siamo sentita ripetere dai nostri professori barbuti, annoiati, stanchi e spassionati e ci siamo chiesti perché la passione, fiamma sacra degli insegnanti, in loro si fosse spenta. In pochi, pochissimi abbiamo visto fiammelle divampare e lì ci siamo appassionati, abbiamo sentito che era quello che volevamo fare nonostante i bastoni fra le ruote di ministri e governi sempre pronti a regalarci ricalcoli percorso di non poco conto.

Si, ricalcoli. Se dovessi fare un resoconto degli anni, dei soldi e della cervicale non basterebbe l’oro di tutto l’universo per ripagarci. Perché ci vedo lottare di continuo contro crediti da dare, sbarramenti a cui sottoporsi, soldi da sborsare per master e corsi di aggiornamento e ecdl ed eipass e b2 e MAD e paritarie e posti comuni e aventi diritto. Lo so, è una lista lunghissima e sembra sempre essere in continuo aggiornamento. Ogni volta che un Governo va a casuccia e se ne presenta un altro, dall’indomani si comincia a far modifiche proprio da lì, dall’istruzione. E la Sign. Fedeli è solo l’ennesima, capro espiatorio di un’intera classe docente svilita e sbatacchiata.

Il Governo Renzi- pace all’anima sua- aveva elaborato una sorta di Concorso-corso, una sorta di concorso pubblico a numero chiuso, su base regionale, con cadenza biennale, cui possono accedere tutti coloro che sono in possesso di una laurea magistrale, magistrale a ciclo unico, diploma di II livello di alta formazione artistica, musicale e coreutica, o titoli ad essi equipollenti e rullo di tamburi, il possesso di 24 CFU in materie psicologiche, pedagogiche, antropologiche e didattiche.  Ma da dove spuntano questi 24 Cfu in più? Perché?

Questi benedetti 24 CFU in materie pedagogiche non sono previsti da quasi nessun piano di studi e talvolta non è possibile neanche acquisirli come crediti liberi perchè non previsti dall’offerta formativa della propria università e  questo  ci costringerebbe a pagare l’iscrizione ad esami singoli. Ancora soldi ed esami.

Ammesso che si abbiano tutti i requisiti di cui sopra e si riesca eccezionalmente a superare il fantomatico concorso 2018  – che consiste in due prove scritte e una orale – si accede al corso di durata triennale alla fine del quale vi sarà una valutazione, che, se superata positivamente, darà accesso al ruolo. Avete letto bene: Laurea quinquennale, 24 cfu materie psicopedoantropologiche, concorso, tre anni di corso, valutazione, ruolo.

Totale: Assai. Costo: Esorbitante.

Ho affrontato la questione con miei colleghi, aspiranti docenti di tutta Italia. C’è molta, moltissima confusione. Per quel che concerne i 24 cfu non c’è ancora una divisione specifica in ambiti disciplinari e il decreto delegato cita: “24 Cfu/Cfa acquisiti in forma curriculare, aggiuntiva o extra-curriculare nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche”. E continua, aggiungendo di colmare 6 crediti in almeno tre dei quattro ambiti disciplinari. Pare uno scioglilingua. Uno scioglilingua sulla pelle di migliaia di ragazzi costretti, volente o nolente, a riprendere libri in mano, chiamare le famiglie per farsi finanziare ancora esami, ancora formazione.

Aspettiamo informazioni ufficiali che ci indichino la via da seguire. Con buona pace del Miur che dall’alto dei cieli ci vede sbattere su vetri sporchi come zanzare miopi.

Attivate il Gps e al prossimo ricalcolo.

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