“Portanova e il cadavere del prete” di Alberto Minnella all’Eschilo lab di Gela

Con “Portanova e il cadavere del prete” siamo al 3° episodio del fortunato commissario di Alberto Minnella, giovanissimo scrittore agrigentino che ha all’attivo ben tre pubblicazioni con Frilli Editore.

È  Ortigia in questo romanzo a far da sfondo alle vicende di Paolo Portanova, il cuore della città che con le sue ombre e i suoi profumi riesce a diventare copratogonista.

Il protagonista indiscusso  è di certo Paolo Portanova  che in questo 3° episodio è alle prese  con un nuovo caso che si snoda intorno al ritrovamento del cadavere nudo di un prete (Padre Mariano) nell’affaccio della casa di un noto pregiudicato (Natale Scimeca).

Non è ancora finito il 1964, tempo in cui questo romanzo è ambientato,  lo stesso tempo con cui Alberto Minnella ,che storico non è, gioca ricostruendo l’atmosfera dell’epoca, inserendo qui e là fatti storici e politici.

La crisi con la moglie Carla lontana da Siracusa, le resistenze alle avances della vicina del piano di sopra e Diliberto, il suo vice, ormai lontano  faranno vacillare il malinconico Portanova  in  un turbinio di emozioni.

Siracusa è piovosa, fredda, malinconica e il tempo non aiuta di certo la vocazione all’infelicità che è di Portanova e dei personaggi siciliani. È un rapporto di odio e amore quello che Portanova ha con la città, è distante da Catania, e Ortigia assurge a metafora di segregazione e per la sua conformazione geografica di isola nell’isola e per quel chiaro scuro che la contraddistingue.

In realtà quell’isolitudine di Bufaliniana memoria si sente in questo romanzo dove le metafore siciliane non vengono lesinate. Brillante è la scrittura e il gioco linguistico che ad un perfetto italiano alterna locuzioni siciliane.

È  noir ma è anche romanzo introspettivo che riesce a indagare sulla psicologia dei personaggi, sugli umori e gli amori che si alternano.

Il paragone con un altro famoso commissario siciliano è semplice e immediato, forse scontato ma Alberto Minnella riesce a declinare questo personaggio senza far calchi.

Portanova non è un eroe, non fa il verso ai commissari siciliani, è un personaggio a tutto tondo in grado di dare ampio respiro all’intera storia, ha il fascino di quei poliziotti francesi degli anni 30, malinconico, turbato, rincubito su stesso e sulla sua esistenza piena dell’odore del fumo di un toscano.

È chiaro e si sente in tutto il romanzo la vicinanza dell’autore a Simenon e al suo Maigret, lo si sente nell’indagine psicologica, nell’immedesimazione nei personaggi.

Simenon con Maigret, a suo tempo, ruppe i classici schemi del poliziesco riuscendo a tratteggiare la provincia francese, la sua ostilità e chiusura come mai nessuno prima di lui. Alberto Minnella, a mio avviso, riesce ad arrivare al lettore perché mai giudicante, perché pone al centro l’uomo e le sue vicende, solo le vittime e mai i colpevoli.

Il romanzo è stato presentato ieri sera all’Eschilo Lab di Gela organizzato dalla Libreria Mondadori. La platea incuriosita ha apprezzato il commissario Portanova  e il giovanissimo Alberto Minnella che ha mostrato di conoscere non solo il romanzo noir e le sue alchimie ma anche i suoi lettori, che continuano a farsi affascinare dall’atmosfera e dalla malinconia che dai suoi romanzi trasuda.

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