392° Festino di Santa Rosalia: tradizione e folklore

Ieri sera si è celebrato a Palermo il 392° Festino di Santa Rosalia, quest’anno la direzione artistica dell’evento è stata di Lollo Franco, attore e regista teatrale palermitano, che ha affidato la narrazione alla voce di Lando Buzzanca. In questa edizione il tema scelto dall’amministrazione comunale fa riferimento alla valorizzazione del percorso arabo-normanno riconosciuto ‘Patrimonio Mondiale per l’Umanità’ e alle tradizioni e alla cultura popolare nel centenario della morte di Giuseppe Pitrè.

Come ogni anno, sacro e profano si mescolano nella celebrazione della santa patrona della città; ogni anno si rinnova la manifestazione di devozione che tutti i palermitani hanno nei confronti della ‘Santuzza’ che ha salvato Palermo dalla terribile epidemia di peste che la stava lentamente uccidendo. Tutta la processione del carro, dalla Cattedrale fino al mare, con le sue soste e i suoi momenti di spettacolo, rappresenta il trionfo di Rosalia sulla morte, la sua ascesa al cielo e la liberazione della città dalla peste.

Tradizionale momento culminante della manifestazione è l’arrivo e la sosta del carro ai Quattro Canti (l’incrocio monumentale di due delle principali strade di Palermo che letteralmente divide la città in 4 macro-aree); quest’anno l’arrivo del carro ai Quattro Canti è stato salutato dall’esibizione di Angeli volanti, acrobati sospesi che hanno offerto uno spettacolo mozzafiato che ha tenuto tutti con il naso all’insù. Terminata l’esibizione, come da tradizione, il sindaco della città Leoluca Orlando è salito sul carro è ha pronunciato l’ormai classico grido “Viva Palermo e Santa Rosalia”.

Momento conclusivo del Festino è l’arrivo del carro alla Cala dove è accolto e celebrato dall’immancabile spettacolo pirotecnico che da sempre sancisce la fine del percorso della Santuzza e la sua definitiva gloria.

Ma il Festino di Santa Rosalia, come detto, è anche profano: alle tante tradizioni religiose si affiancano, immancabili, quelle culinarie. Ed ecco quindi che ad ogni angolo di strada, lungo tutto il percorso, spuntano improvvisate bancarelle dove è possibile acquistare ‘babbaluci e pollanche’ (lumache e pannocchie), classico e ormai rituale cibo da strada che accompagna le celebrazioni della Santuzza. Cibo semplice e povero, a sottolineare proprio l’origine popolare della festa. Proprio Giuseppe Pitrè nel suo volume dedicato alle “Feste Patronali in Sicilia” raccontava dell’enorme consumo che fanno i palermitani durante il Festino di Santa Rosalia, di babbaluci cucinati secondo la ricetta tradizionale che prevede che le lumache si facciano dapprima bollire e successivamente soffriggere con l’aglio in olio d’oliva, sale e pepe nero in abbondanza e spolverati da una manciata di prezzemolo, e infine consumati con la famosa tecnica della ‘sucata’ ossia succhiando il mollusco direttamente dal guscio senza utilizzare altri strumenti. Come recita un detto palermitano:

Ziti a vasàri e babbalùci a sucàri nun pònnu mai saziàri.

Tutto questo è il festino di Santa Rosalia, un appuntamento irrinunciabile per tutti i palermitani, ma che meriterebbe di essere vissuto almeno una volta nella vita da tutti quelli che amano la scoperta delle radici socio-culturali della nostra terra.