4 anni fa Gela ha detto Sì al passaggio a Catania. Franzone: si può ancora credere nelle istituzioni?

Aspettiamo, aspettiamo e intanto nulla cambia, e dopo quattro anni dalla celebrazione del referendum confermativo svolto dai gelesi per uscire al Libero Consorzio di Caltanissetta per passare alla Città metropolitana di Catania tutto è fermo. Sulla questione ancora una volta il portavoce del Csag Filippo Franzone.

“Oggi abbiamo un popolo che non crede alle istituzioni e le istituzioni che non credono al popolo. Noi, ovviamente cediamo ancora nelle istituzioni, ma il cittadino comune che quattro anni fa uscì di casa in una calda giornata d’estate per recarsi alle urne ad imprimere il suo volere su un foglio, oggi la domanda se la pone: “Si può ancora credere nelle istituzioni?”. Si chiede Filippo Franzone in questa nota stampa che ci ha inviato.

«Ricorre il 4° anniversario della celebrazione del referendum confermativo svolto dai gelesi per l’uscita dal Libero Consorzio di Caltanissetta per aderire alla Città Metropolitana di Catania.

Era il 2014 l’anno in cui l’ARS promulgò la LR 8/14 che permetteva ai comuni di scegliere liberamente di aderire ad altro ente intermedio mediante una delibera consiliare sottoposta al volere dei cittadini mediante un referendum confermativo.

Al referendum del 13 luglio 2014 parteciparono 24.000 cittadini gelesi, il 99,8% di essi, ovvero 23.750 scelsero di abbandonare per sempre il Libero Consorzio di Caltanissetta.

Per questo importantissimo progetto si mobilitò tutto il CSAG che in un mese di propaganda in piena estate, con pochissime risorse economiche, con il problema della riconversione della raffineria acuitosi proprio in quel mese, riuscì con la collaborazione delle parrocchie, dei comitati, delle associazioni e dei cittadini, centrò in pieno l’obiettivo.

Quello svolto a Gela è uno dei nove referendum confermativi svolti in Italia, in ordine di tempo, il quinto.

Per meglio comprendere di cosa parliamo è meglio specificare che, i referendum confermativi confermano una decisione già avvenuta e mediante questa istituzione sottoposta a volontà popolare, Per tal motivo non hanno un quorum, semplicemente la maggioranza decide. A decisione presa, l’esito diventa subito operativo. O almeno questo avviene nelle nazioni evolute e in realtà dovrebbe avvenire anche in Italia.  

Purtroppo, e questo ci rattrista molto doverlo constatare, noi siamo la prova che non è così.

Dopo il referendum la stampa regionale con titoloni enormi annunciava il mancato raggiungimento del quorum, quasi a scrollarsi di dosso la vicenda che a molti dava fastidio. Ancora oggi la stampa regionale, ignorando i passaggi legislativi, sostiene che è tutto finito per le comunità che hanno scelto di cambiare ente intermedio. Nulla di più sbagliato!

L’iter, normato, dal 2013 ad oggi  da ben 11 Leggi Regionali, è stato rispettato alla lettera dai comuni di Gela, Piazza Armerina, Niscemi e Licodia Eubea. Rispettato perché il CSAG ha fatto del rispetto delle istituzioni e delle Leggi un esempio di come DEVE funzionare uno Stato, una Regione, un Libero Consorzio, un Comune.

La situazione attuale è la stessa degli ultimi 4 anni: Attesa!

Le scuse attuali sono che bisogna attendere l’esito dell’impugnativa della Corte Costituzionale che deve pronunciarsi sulla possibilità o meno di poter svolgere le elezioni di primo livello piuttosto che di secondo per eleggere i rappresentanti degli enti intermedi siciliani.

Anche in questo caso nulla di più falso, le scelte fatte da queste comunità non sono state fatte in merito a chi elegge cosa, ma sulla base di una vicinanza o appartenenza territoriale.

Bene, mentre tutti vogliono che l’esito della Brexit venga applicato, così come tutti vogliono che il referendum confermativo nazionale svolto nel 2016 venga applicato, nessuno vuole parlare del referendum promosso non da forze politiche, ma dal popolo, perché incute imbarazzo. Incute imbarazzo soprattutto all’ARS, che nell’intento di continuare a legiferare con l’intento di far fuori le libere scelte dei comuni e dei cittadini, che per’altro sono l’UNICA novità di questa annosa riforma, non ha fatto altro che rafforzare le volontà e la coesione per l’obiettivo che queste comunità lo ritengono vitale.

Governi e maggioranze regionali, Presidenti ed Assessori che hanno sempre dichiarato che le volontà popolari vanno sempre rispettate, e che però il rispetto delle volontà popolari non è mai la loro priorità. Non è una priorità nemmeno quando il sottosegretario agli Affari Regionali scrisse loro nel 2016, dicendo loro di completare l’iter della L.R 15/15, articolo 44 comma 2 compreso. Non è una priorità accontentare il popolo, e qui iniziamo a fare brutti pensieri, perché se il volere popolare non è una priorità…

Ma noi sappiamo bene che questo argomento dovrà approdare nelle aule dei tribunali, è questione di tempo, ma riteniamo che soltanto allora le volontà popolari verranno rispettate, non per volere politico, ma per obbligo giuridico, perché il popolo è sovrano, almeno fino a prova contraria.

Sulla vicenda abbiamo più volte informato il Presidente della Repubblica e le istituzioni europee, ma sembra che nessuno voglia metterci mano a causa di quella autonomia che i nostri padri hanno fortemente voluto, ma che la classe dirigente siciliana ha costantemente vilipeso. Anche se il nostro parere è che essi dovrebbero essere la garanzia di democrazia e dei rapporti tra istituzioni e popolo.

Oggi abbiamo un popolo che non crede alle istituzioni e le istituzioni che non credono al popolo. Noi, ovviamente cediamo ancora nelle istituzioni, ma il cittadino comune che quattro anni fa uscì di casa in una calda giornata d’estate per recarsi alle urne ad  imprimere il suo volere su un foglio, oggi la domanda se la pone: “Si può ancora credere nelle istituzioni?”.