“A fimmina nura” non si tocca, Triskelion lancia l’hashtag Salviamo Cerere

#salviamocerere. È questo l’hashtag lanciato proprio nelle scorse ore dall’associazione gelese Triskelion, presieduta da Giuseppe La Spina, in risposta alla richiesta di sostituire la statua della “femmina nuda” in piazza Umberto I con il busto di re Umberto I, collocato ormai da anni alla villa comunale. “La statua di Cerere, Demetra per i greci – scrive in un comunicato La Spina – voleva richiamare a quell’antico culto che oggi, trasformato dalla cristianizzazione tardo imperiale, è divenuto tradizione millenaria, un evento che celebriamo il 3 luglio con la Madonna delle Grazie e che tutti i gelesi conoscono. La storia di questa statua risulta interessante e termometro di quella che era la società gelese di metà ‘900: inaugurata negli anni ’50 come dono dell’illustre concittadino Salvatore Aldisio, suscitò scalpore in quanto mostrava le proprie nudità. Il basso livello culturale di quei tempi, favorito da un forte conservatorismo, spinse i gelesi a scandalizzarsi dinanzi a quell’opera, la quale fu subito definita ‘a fimmina nura’. Persino l’allora Monsignor Federico, parroco della chiesa Madre, minacciò di darle fuoco. Ma la nostra Cerere sopravvisse. Mentre a Siracusa inaugurano statue dedicate ai loro personaggi illustri al fine di valorizzare e promuovere la loro identità – incalza ancora La Spina – qui togliamo le statue bronzee di Cerere e diamo spazio ai re savoia che poco hanno a che fare con la storia di questo territorio. Mi oppongo con fermezza a questa scelta, non voglio essere complice di una generazione che ha perso la propria identità e non ha rispetto per la propria storia. Cu si susi prima cumanna, dicevano i nostri nonni, ma non questa volta. Rilancio anzi proponendo che anche il nome della piazza venga cambiato, che si dia lustro alla nostra storia per la quale siamo tanto ammirati all’estero: salviamo Cerere”.