A Gela manca il lavoro. Eni: operai ridotti al lumicino

Lavoratori dell’indotto ridotti all’assistenzialismo, quelli del diretto, da 600 potrebbero diventare 400, con la partenza entro la fine del 2016  di circa 200 lavoratori.  Manca proprio il lavoro a Gela . “Assistenzialismo e ammortizzatori vanno bene nell’immediato, ma quello che manca è il lavoro ” questo è emerso ieri, durante l’Osservatorio pastorale, che si è tenuto alla chiesa di Sant’Antonio.  Il grido di allarme viene da parte del Vescovo Rosario Gisana e del Vicario Foraneo don Michele Mattina che hanno sottolineato come sulla questione Eni occorra l’impegno di tutti  affinchè   si creino le condizioni per un lavoro vero, e non solo ammortizzatori sociali. Vescovo e Vicario richiedono un incontro con  tra amministrazione , sindacati e rappresentanti della comunità ecclesiale di Gela.  L’allarme  è venuto pure  dalla Filctem Cgil. “Troppi ritardi sulla riconversioni e nessuna garanzia per i lavoratori”, ha detto il segretario Gaetano Catania, che richiede un confronto con Eni, per l’assetto riorganizzativo che da qui alla fine del 2016 vedrà andar via altri 200 lavoratori.  “Anche se Eni ha speso 170 milioni di euro, non c’è la cantierazzazione del lavoro” ha detto Catania.  Quello che si sta vedendo finora è il blocco totale delle manutenzioni che dovrebbero essere fondamentali per garantire lavoro sia all’ indotto per fare attività, che  al  diretto che si ritroverebbe impianti  impianti pronti per ripartire. Nelle aree da destinare a nuovi insediamenti  mancano le   bonifiche. Dell’azienda Mossi e Gisoffi,  che doveva rafforzare l’area produttiva a Gela, non si sa più nulla. “Non è pensabile ridurre la forza produttiva sempre”, ha comunicato  il sindacato.