Accordo Eni: finora l’indifferenza e la disoccupazione

Sono passati  quattro mesi dalla firma dell’accordo con Eni, al Mise, ma fino adesso nulla si è mosso verso la riconversione green. Il protocollo non è stato finora rispettato e i disoccupati  stanno aumentando sempre di più, nonostante le proteste che si sono susseguite in quest’ultimo periodo. Questo è il grido di allarme da parte dei segretari provinciali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, Orazio Gauci, Angelo Sardella e Nicola Calabrese. La cassa integrazione per molti è scaduta, e licenziamenti e mobilità sono state avviate da molte aziende. Quelli che hanno più pagato le conseguenze della riconversione sono i metalmeccanici e gli operai dell’indotto. Tra l’altro nonostante la crisi del settore petrolifero, secondo i segretari, questa avrebbe dovuto toccare l’Eni in modo marginale e la raffineria avrebbe resistito ancora, nonostante le difficoltà. Ora intere  famiglie che non sanno più come andare avanti e  l’emigrazione è già ripresa.  I segretari dei metalmeccanici sperano che l’Eni in città manterrà le promesse e gli impegni assunti. Fino adesso si è visto solo l’indifferenza dei soggetti chiamati a gestire l’accordo al Mise. In questi giorni la preoccupazione dei politici riguarda le compensazioni al territorio, e come deve essere gestito il “tesoretto”, ma per i segretari sarebbe meglio se gli stessi riuscissero a salvare la realtà industriale che finora è stata presente nella nostra città