Accordo Eni, questo è il risultato: presidi e una città in crisi

Sono numerosi i cittadini che stanno dando la loro solidarietà ai lavoratori dell’indotto Eni che sono stati licenziati o che rischiano il licenziamento allo scadere degli ammortizzatori sociali. Il presidio nelle strade di accesso allo stabilimento continua già da 6 giorni, e la Croce rossa ha installato le tende per permettere ai lavoratori di riposare. Alcuni di essi hanno trascorso la notte in Piazza Municipio. Vicini ai lavoratori, il segretario della Cgil Ignazio Giudice (nella foto con i lavoratori) e l’amministrazione comunale: a turno sindaco, vicesindaco e consiglieri si recano dai lavoratori. Intanto l’amministrazione   ha inviato una richiesta, insieme al presidente della Regione Rosario Crocetta e alle sigle sindacali, al Governo nazionale per una convocazione urgente. Quelle che vengono richieste sono delle misure urgenti e straordinarie a copertura di chi è uscito dallo stato occupazionale. Ricordiamo che ben 68 lavoratori dell’Elettroclima e 4 della X Gamma hanno ricevuto le lettere di licenziamento e in settimana si aprirà la vertenza della Smim. Don Giorgio Cilindrello ha celebrato, domenica scorsa, una messa per gli operai che stazionano nelle strade, e si reca ogni mattina a trovare i lavoratori. “Ci troviamo di fronte a chi ha avuto l’arroganza di pretendere che con una firma potesse decidersi il destino di una intera città”. Ha detto don Giorgio che ha parlato di carne umana sofferente. Ed è proprio vero che con quella firma del 6 novembre del 2014, si è segnato il declino economico dell‘intera città di Gela. Perchè la sofferenza non riguarda solo i lavoratori dell‘indotto e quelli del diretto che hanno dovuto lasciare le propie famiglie, ma ogni categoria di lavoratore, a cominciare da quelli dei servizi interrotti che hanno protestato a turno davanti la porta di Palazzo di città.  Una situazione drammatica che sta colpendo anche il commercio e l’impresa. L’Eni è andata via senza preoccuapazione alcuna. È inutile negarlo: qui non cè più lavoro per nessuno. Nessuna bonifica finora, nessuna riconversione. E c’è chi si scaglia contro il governatore Crocetta.  “Considerato il licenziamento di 72 operai dell’indotto del petrolchimico di Gela e la cassa integrazione per centinaia di altri addetti è dimostrano che le nostre preoccupazioni riguardo l’accordo Eni-Crocetta di qualche tempo fa erano fondate. Altro che salvaguardia dei livelli occupazionali, altro che rilancio del polo produttivo gelese, siamo di fronte all’ennesima promessa tradita del governatore”.

A dirlo è stato Massimo Fundarò, segretario regionale di Sinistra ecologia e libertà Sicilia, che è intervenuto qualche giorno fa  sulla protesta in corso in questi giorni. “Il licenziamento di questi operai è il primo passo di un processo che, purtroppo, porterà allo smantellamento del più importante insediamento industriale dell’Isola. Considerato che la contropartita richiesta dall’Eni e concessa da Crocetta è stato il via libera alla trivellazione selvaggia della Sicilia e del suo mare, si può affermare che il saldo complessivo di questa  brillante operazione per i cittadini gelesi e per l’interesse collettivo di tutti i siciliani è veramente disastroso”. Perplessità sulla realizzazione dell’accordo Eni che avrebbe dovuto portare investimenti per 2,2 milioni di Euro, comprendente anche il piano di riconversione verde dell’impianto chimico, era stata espressa qualche settimana fa anche dal sindaco Domenico Messinese. 

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A dirlo è stato Massimo Fundarò, segretario regionale di Sinistra ecologia e libertà Sicilia, che è intervenuto qualche giorno fa  sulla protesta in corso in questi giorni. “Il licenziamento di questi operai è il primo passo di un processo che, purtroppo, porterà allo smantellamento del più importante insediamento industriale dell’Isola. Considerato che la contropartita richiesta dall’Eni e concessa da Crocetta è stato il via libera alla trivellazione selvaggia della Sicilia e del suo mare, si può affermare che il saldo complessivo di questa  brillante operazione per i cittadini gelesi e per l’interesse collettivo di tutti i siciliani è veramente disastroso”. Perplessità sulla realizzazione dell’accordo Eni che avrebbe dovuto portare investimenti per 2,2 milioni di Euro, comprendente anche il piano di riconversione verde dell’impianto chimico, era stata espressa qualche settimana fa anche dal sindaco Domenico Messinese. 

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