Adesso compriamo pure le stelle!

È da qualche tempo che ha spopolato l’uso di comprare/regalare stelle alle quali attribuire il nostro nome o quello dei nostri cari, così che possiamo dire anche degli astri che brillano sopra i nostri occhi “questo è mio” “quest’altro è mio”.

Numerosi siti online si sono adoperati per la vendita dei corpi celesti, i prezzi variano dal ridicolo (19,00€) all’esagerato (4,500€), alcuni siti addirittura si propongono di vendere stelle in maniera totalmente gratuita. I vari dati antitetici presagiscono l’infondatezza di questa pratica, infatti l’unica organizzazione abilitata a dare nomi alle stelle è l’International Astronomical Union, che certamente non mette all’asta nessun astro e sceglie i nomi in base a caratteristiche particolari della stella, o per ereditarietà da popoli come i Greci.

Tutti gli altri enti vendono solamente dei certificati dalla valenza nulla, e  il tuo nome sarà registrato soltanto negli archivi del sito, non sarà di certo riconosciuto dall’IAU! Ma dato che queste informazioni sono ben celate dai siti, si crede che acquistando una stella si possa rivendicare veramente la proprietà di quest’ultima. Mi chiedo con quale arroganza si possa pensare di chiamare un oggetto celeste con il nostro nome per il resto della razza umana, forse la spasmodica ricerca di possedimento sta degenerando nel ridicolo.

Nel ’43 Antoine de Saint-Exupery nel suo libro “Il piccolo principe” moralizzava sul possedere  attraverso un iperbole: nell’asteroide B328 abitava un uomo tutto indaffarato e occupato a possedere tutte le stelle dell’universo. Quest’uomo ci dice lo scrittore, era accecato –come la maggior parte degli adulti- dall’avere, dalle proprietà. Se mezzo secolo fa possedere le stelle era un escamotage letterario, oggi è una pratica usuale che sottolinea l’ingordigia dell’uomo.

Articolo di

sofia giacchi

Sophia Giacchi

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