Adolescenti poveri usano Facebook, i ricchi Instagram

Il reddito influisce sull’utilizzo dei social network?  Il recente studio da  parte di Pew Reserch Center, sugli adolescenti americani, sembra proprio andare verso tale direzione. È stata tracciata una sorta di  mappa di classe digitale che dalle città, dai quartieri, dalle scuole, dai locali che si frequentano sta trasferendo i propri confini non solo agli oggetti e ai dispositivi ma anche alle piattaforme digitali. Secondo la ricerca  gli utenti fra 13 e 17 anni le cui famiglie sono caratterizzate da basso reddito siano i più affezionati a Facebook. Non è un caso, conferma Pew, che oltre la metà dei teenager “più poveri” delle fasce messe sotto la lente piazzino il sito di Zuckerberg al vertice delle proprie preferenze. Cioè dei servizi che usano più spesso.
Una scelta compiuta solo dal 31% dei ragazzi che vivono in famiglie ad alto reddito. Quest’ultimi sembrano più coinvolti da Instagram e in seconda battuta da Snapchat e Twitter. Secondo i grafici che sono stati mostrati dalla ricerca, sotto i 30mila dollari (28mila euro) di reddito il 51% usa Facebook e le altre piattaforme seguono enorme distanza. La prima è Instagram al 19%. Già dalla seconda fascia presa in considerazione  la situazione cambia (fra 30mila e 49mila dollari, dove Facebook cala e Instagram non cresce) negli altri scalini il rapporto è inversamente proporzionale.
Perché se Facebook è utilizzato per mettere in mostra la propria vita senza ulteriori implicazioni. Senza cioè doversi prendere di inviti, eventi, pubblicità, contenuti e persone che arrivano dalla  piattaforma madre.
Instagram è  un modo per stare dentro il circuito dei social e allo stesso tempo rimanere almeno con un piede fuori dalle dinamiche che lo contraddistinguono. Qui l’articolazione dei commenti, tranne che nei casi di chi ha migliaia di follower, è estremamente semplice, così come l’interazione. Per converso occorrono una certa costanza, magari anche un minimo di gusto nell’editing degli scatti o dei video, e originalità. Come questo possa collegarsi più alle preferenze dei teenager provenienti da famiglie benestanti che a quelle di chi ha la paghetta più bassa è ancora tutto da verificare.