Agricoltura e Industria: Gela non deve morire. Alla protesta sempre più “disoccupati”, hanno aderito anche quelli della Clinica Santa Barbara

Agricoltura e industria, due settori in estrema crisi che stanno generando una decadenza economica della città. Tantissimi i lavoratori che stamani hanno aderito alla protesta per chiedere degli interventi urgenti per Gela. I lavoratori del settore agricolo hanno visto le loro coltivazione compromesse dalla siccità e dal caro costo dell’erogazione idrica, con un aumento delle tariffe irrigue fino al 50%. I lavoratori, accompagnati dalle associazione di settore Unsic e Upa, chiedono la dichiarazione di stato di calamità per il territorio che comprende la piana di Gela e Niscemi. Accanto a loro i lavoratori dell’indotto e del diretto Eni, sostenuti dalla Cgil, Cisl e Uile e dalle categorie sindacali del settore, che dopo l’ennesimo vertice,  che ieri si è tenuto presso la Commissione delle attività produttive, hanno ribadito come l’Eni continui a negare che i 200 milioni di euro spesi dalla società petrolifera nel 2015 non hanno avuto nessun effetto nè nell’indotto, nè sul diretto fortemente dimagrito . Una vertenza Gela che si fa sempre più complicata. Oggi in sciopero anche gli otto impiegati della clinica Santa Barbara che dopo 30 anni di servizio sono stati licenziati “senza una giusta causa”. “Perchè la politica siciliana non riesce a interloquire con il Governo Nazionale?” Si chiedono le organizzazioni sindacali. “Ridadiamo che sindacati dei lavoratori, commericanti, clero hanno elevato la rivendicazione, coloro che hanno potere, la politica non aspetti consigli, ma faccia”, hanno gridato i sindacalisti della Cgil, Cisl e Uil Ignazio Giudice, Salvatore Gallo e Maurizio Catania.