Ai confini del cuore

No, non stupisce davvero alla fine la decisione del governo austriaco di erigere una barriera al valico del Brennero nel tentativo impossibile di arginare la massa di corpi in fuga da guerre, disastri climatici e altre catastrofi che premono alle nostre frontiere. Il gesto iniziale di accoglienza del settembre scorso, esibito in favore di telecamera a voler marcare una distanza dalla politica dei reticolati dell’Ungheria fascistoide di Orban, trova così una clamorosa e crudele autosmentita.

 

Risibile è il motivo addotto dai commentatori di tutta Europa a spiegazione dell’irrigidimento del governo austriaco, cioè il timore di una vittoria della destra radicale al ballottaggio per le elezioni presidenziali del 22 maggio prossimo. Come se per arginare la marea montante del populismo xenofobo bastasse scimmiottarne in forma edulcorata e in via preventiva gli atteggiamenti discriminatori e di preclusione.

 

Una storia vecchia che si ripete sempre uguale almeno da vent’anni sotto i cieli d’Europa. La sinistra deve vergognarsi di essere sinistra e abiurare se stessa nel tentativo impossibile di toccare le corde dell’elettorato “moderato”: solidali sì con chi è più debole, ma non troppo, perché i valori del dio-mercato non si toccano, primo tra tutti l’ethos egoistico imposto dagli spiriti animali del capitale. Da qui le metamorfosi imposte da Blair e Schröder ai tradizionali partiti della sinistra europea, a cui si accoda buon ultimo, ma non meno diligente nell’aver appreso la lezione, il nostro Renzi. Prima si è fatta carta straccia dei diritti di lavoratori e cittadini acquisiti faticosamente durante due secoli di lotte, adesso si rinegoziano al ribasso i valori fondanti delle nostre democrazie e la stessa ragion d’essere dell’Unione Europea, cioè la libertà di movimento e la tutela del diritto a esistere. Di chiunque, senza discriminazioni basate sulla razza o sulla provenienza geografica.

 

 

Sono sinistri e inquietanti quei graticci eretti a filtrare e respingere, impossibile non tornare col pensiero a un tragico passato che speravamo ormai sepolto per sempre. Ma il ventre molle della odierna Mitteleuropa, nostalgica di piccole patrie e di incontaminate, idilliache comunità agromontane popolate da uomini e donne in Tracht, gli abiti contadini tradizionali, non tollera le intromissioni della storia. Specie se si incarnano in profughi laceri e scalzi, che chiedono solo di non morire e non si sognano nemmeno di portare via ai residenti posti di lavoro, di stupragli le donne o di disseminare di ordigni esplosivi le loro città. Vivere incassati nel bel mezzo delle Alpi, a quanto pare, non deprime soltanto lo spirito umanitario ma induce assurde e pericolose illusioni autoreferenziali. Come se tutto il mondo dovesse assomigliare al quadretto pulito di casette in legno immerse nel verde coi gerani ai balconi che nell’immaginario degli alpigiani rappresenta il massimo a cui si possa aspirare, e se non ci riesce tanto peggio per lui.

 

Lontano, in un’altra Europa dai paesaggi scabri, sferzati dal mare in tempesta e dai venti di tutti i quadranti, il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, è stato inserito dalla rivista Fortune tra i personaggi più influenti del mondo per avere rivivificato la città da lui amministrata grazie alla presenza di seimila migranti curdi. Uno che non si vergogna di chiamarsi comunista, fan di Oçalan e del PKK, insignito di un prestigioso riconoscimento da parte della Bibbia dei businessmen di tutto il mondo! Lucano è riuscito a dare vita a un modello di accoglienza esemplare non basato su logiche emergenziali e politiche di segregazione e alternativo alle strutture-lager che servono soltanto ad alimentare i profitti di chi le gestisce. È bastato offrire un tetto, del cibo, del lavoro e un po’ di speranza. In una terra poverissima e degradata, priva persino del necessario. L’Europa opulenta del continente innalza barriere, le periferie abbandonate praticano la solidarietà senza proclami retorici e clamori mediatici. Forse perché la saggezza di chi ci vive accanto da millenni gli ha insegnato che il mare non si può contenere con mura o argini.

Articoli correlati