Da Aleppo a Istanbul, per fuggire dalla guerra. “In Siria prima la mia vita era perfetta”

Capelli lunghissimi nero corvino, pelle candida e occhioni a mandorla, lucidi e velati da una tristezza che non lasciano indifferenti. L’ho incontrata a Istanbul, e qui ci vive da un anno e mezzo. Asil é siriana, ha 23 anni e nel suo paese era una insegnante di inglese. Lei é fuggita dalla guerra, come tanti siriani presenti nella città turca.

“Era tutto perfetto lì fino a cinque anni fa, poi la guerra ha cambiato totalmente la nostra vita” , mi ha raccontato. Asil viveva ad Aleppo. In Siria é rimasto il resto della famiglia. “I bombardamenti hanno distrutto tutto, la casa accanto alla mia é crollata, tutte le abitazioni della mia strada hanno avuto danni incalcolabili” .

Asil é arrivata ad Istanbul in maniera legale, e grazie allo zio che già viveva qui é riuscita subito a prendere confidenza con la metropoli turca. “Ho avuto tante difficoltà a trovare lavoro, ho presentato il mio curriculum ma non é stato facile essere assunta, perché il mio titolo di studio qui non é riconosciuto”.

Asil ha una laurea in lingue, ha studiato nel suo Paese, quando tutte le donne erano libere di frequentare l’Universitá. Poi le cose sono molto cambiate. Donne non più libere, e costrette ad abbandonare gli studi e a coprirsi dalla testa ai piedi. Asil parla benissimo inglese, e lavora come cameriera in un ristorante del quartiere turistico di Sulthanmet. “Mi piacerebbe poter ritornare ad insegnare ai bambini, così come facevo in Siria”. Ma il desiderio più grande di Asil é poter riabbracciare la sua famiglia.

 ” Non é facile oggi lasciare la Siria, sto facendo il possibile assieme a mio zio per permettere ai miei genitori e ai miei fratelli di raggiungermi”. Asil non vede da un anno e mezzo la sua famiglia, la sente solo. Ha il pensiero sempre a loro, ha molta paura. Lasciare la Siria non é facile. Significa anche dover vendere tutto, in quanto ciò che si lascia non si ritroverà mai più. Asil a Istanbul é casa e lavoro, non frequenta nessuno se non i suoi colleghi. Non guarda la TV. ” Mi fa tanto male vedere tanta gente innocente morta per colpa degli altri”.

Il sangue scorre a Fiume ad Aleppo, non si contano più i bambini uccisi. La lotta tra ribelli e regime, Isis, curdi, e altre minoranze non ha tregua. Vi sono città diventate terra di nessuno. Lasciare la casa significa anche non ritrovare più nulla. Non é facile spiegare ciò che sta accadendo, nemmeno per lei. Il regime di Assad ha sbagliato fin dall’inizio e la gente a un certo punto ha iniziato a ribellarsi, ma dopo non si è capito più nulla. “Il mio sogno é la fine della guerra nel mio Paese e poter ritornare lì”.

Quella di Asil é la storia di tanti. Istanbul é piena di siriani. Tanti i bambini che si incontrano sui marciapiedi. Hanno occhi azzurrissimi, molti di loro suonano il flauto. Spesso sono soli, o in gruppo ma mai con gli adulti. Solo i neonati stanno in braccio alle loro mamme. I Siriani non hanno più nulla, ma almeno qui finora si sentono al sicuro.

(Asil é un nome di fantasia, la ragazza siriana protagonista di questa intervista non ha voluto che pubblicassi né il suo nome, né il suo volto, ma ha voluto rendere pubblica la sua storia, che accomuna tanti giovani siriani a Istanbul).

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