Alessandro Lo Chiano e l’amore per il Jazz.

Temperamento  costante e tenace nello studio, a tratti un po’ disincantato dalla realtà circostante. Tuttavia, la passione per il jazz è così forte che non smette di inseguire ciò in cui crede.  Una passione nata all’età di 11 quando gli viene chiesto di entrare a far parte di una banda musicale, così comincia a prendere lezioni di tromba. Molto presto cominciano le esibizioni nei matrimoni e nei locali e a soli 17 anni entra in conservatorio diplomandosi tre anni dopo. Ma quella di Alessandro Lo Chiano non è sempre stata una visione rosea. Qui ci racconta un po’ di quello che ha affrontato e del perché siano trascorsi degli anni prima di riabbracciare la musica.

Appena dopo il diploma al conservatorio hai abbandonato lo strumento. Come mai?

Eh…. diciamo che per l’80% dei casi non incontri dei docenti che veramente ti insegnano qualcosa e che ti spronano ad intraprendere l’attività di musicista. Preso il diploma chiusi la tromba in custodia e iniziai a lavorare nell’attività di famiglia. La voglia di riprendere a suonare era molta, ma non mi andava di reinserirmi nelle bande o nelle occasioni di matrimonio.

Cosa ti ha invogliato?

Iniziai ad ascoltare per caso musica jazz. Mi capitò tra le mani un disco con i migliori trombettisti di Jazz di tutti i tempi: Clark Terry, Dizzy Gillespie, Fats Navarro, Lee Morgan, Miles Davis. Ascoltarli mi faceva stare bene! Volevo prendere lezioni, qualcuno mi disse che c’era una scuola di musica jazz a Piazza Armerina, così mi Iscrissi all’Accademia Musicale Nino Rota.

Riprendere non fu facile: a malapena riuscivo a buttare fuori delle note , figuriamoci ad improvvisare e creare delle cose che avessero senso musicale. Dopo tre anni pensavo come tutti i provincialotti di avere capito tutto di questa musica, ma non era così. In realtà non avevo mai preso lezioni da un trombettista jazz, a Piazza Armerina frequentavo solo lezioni di armonia.

Dopo però hai conosciuto il trombettista serbo Stjepko Gut che ha girato tutto il mondo. Fu un incontro casuale?

Stjepko arrivò a Gela nel 2012, ma io lo incontrai solo un anno dopo. Fu invitato al primo Festival di musica Jazz, direzione artistica di Loredana Melodia, e la stessa Loredana mi invitò a una masterclass tenuta da Stjepko nel 2013. Caso volle che Stjepko proprio in quel periodo stesse cercando un posto in Sicilia dove trascorrere la sua pensione. Aveva lavorato al conservatorio di Graz in Austria nel dipartimento di musica jazz per circa 30 anni, ma decise di fare base a Gela comprando una casa.

Da allora non passa giorno senza imparare e stare a contatto con chi questa musica l’ha vissuta e continua a viverla giornalmente. Da due anni mi sono messo sotto a studiare seriamente, ascoltando  musica. Grazie ai seminari estivi  che Loredana Melodia ha portato avanti con molti sacrifici ho avuto la possibilità di suonare in jam session con altri musicisti provenienti da diversi stati.

Hai anche frequentato le masterclass di Barry Harris.

Sì, per tre anni. Che musicista, che didatta e che persona! Nonostante i suoi 86 anni ha un’energia inquantificabile, e anche lui come Stjepko ti mette tanta voglia di studiare e di migliorarti.

Hai anche partecipato al Vittoria Jazz Contest, arrivando secondo.  Pensi di partecipare ad altre competizioni?

La Sicilia è piccola, ci sono moltissimi musicisti. Ogni tanto qualche amico direttore di rassegne e di festival mi invita a suonare, ma non sono uno che ama mettersi molto in mostra. Il Vittoria Jazz Contest è un concorso importante anche perché è firmato da Francesco Cafiso da una commissione di tutto rispetto nel panorama jazzistico italiano e non. Partecipando ho voluto testare questi due anni di studio che ho fatto. Sto valutando l’ idea di partecipare ad altri contest, ma non per acquisire visibilità, mi interessa solo spronarmi a studiare di più.

Ho anche diverse collaborazioni in Sicilia di carattere professionale: un quintetto con Antonella Catanese quintet e il duo tromba e piano con Angelo di Leonforte di standard italiani riarrangiati in jazz.

Che pareri hai circa il panorama musicale gelese?

Gela è una città con un alto potenziale musicale, ci sono moltissimi ragazzi con tanta voglia di suonare e imparare, ma purtroppo sono pochissimi i modelli da seguire. Chi negli anni ha raggiunto dei traguardi l’ha fatto prendendo lezioni altrove. Spesso quei pochi che vanno via a studiare non ritornano, quindi la scena musicale rimane la stessa. A mio avviso c’è l’urgenza di istituire una scuola civica comunale con insegnanti selezionati per formare i nuovi musicisti del domani. Una scuola aperta ai differenti generi musicali, dal classico al pop, al rock, al jazz.

Ci sarebbero moltissime altre cose da dire sulla didattica e sulle situazione musicale di questa città, ma non voglio sminuire nessuno né tanto meno peccare di presunzione. Spero solo che nascano nuovi talenti e che questi non si perdano strada facendo. Per quanto riguarda me, ho intenzione ti trasferirmi presto a Roma continuando a fare base in Sicilia per seguire le lezioni all’istituto musicale Ascam Nova Ghelas dove do lezioni private agli studenti di jazz.