Alla Madonna delle Grazie: una lettera congiunta per Gela

Il diritto alla salute, il diritto al lavoro, il diritto alla vita. Questi sono i diritti che rivendicano , nel giorno della celebrazione della Madonna delle Grazie, le tre associazioni gelesi Gelensis Populis, Il comitato spontaneo delle mogli degli ex operai dell’indotto, e il Cav. Una lettera congiunta é stata scritta dai portavoce delle tre associazioni Liliana Bellardita, Marisa Bevilacqua e Rocco Giudice, per invocare in uno dei giorni più importanti per la città, e in un periodo particolarmente tristi per i cittadini gelesi.

“La festa del due luglio in onore di Maria Santissima delle Grazie è una festività religiosa molto sentita dai gelesi.
Maria è colei che, intercedendo per noi presso Dio, fa sì che Egli ci conceda il Suo sostegno e la Sua vicinanza.
Gela in questo momento storico sta attraversando un periodo di grande difficoltà ed in questo momento ci rivolgiamo alla Madonna come quei bimbi che in un momento di difficoltà volgono lo sguardo e cercano l’abbraccio della propria mamma, unico rifugio, unica forza e speranza in cui si confida.
A Maria noi gelesi chiediamo il diritto alla vita, ad una vita sana e dignitosa.
Un diritto, quello ad esistere, che dovrebbe essere scontato e sacrosanto non fosse altro che senza la vita non potremmo parlare di nient’altro.
E che invece a Gela latita laddove, dopo 2700 anni di storia, gli attori che si sono succeduti, a vario titolo, sul palcoscenico hanno deciso di fare morire Gela e i gelesi.
Per svariati anni Gela ha sempre vissuto nel dilemma tra salute e lavoro, riempiendo ancora oggi le pagine di tanti giornali, le serate televisive di talk show locali ma anche le aule di giustizia, che è sempre l’ultima ad arrivare (quando arriva!).
Per tanti, parecchi anni e ancora oggi, Gela, martoriata sul piano ambientale, racconta di una triste e tragica frattura fra vittime.
Da una parte gli impietosi dati dei morti di tumore e dei nati con malformazioni in una città per anni avvolta dall’inquinamento, dall’altra il diritto al lavoro come costituzionalmente garantito.

“Certo è che l’eventuale compatibilità fattuale e futura tra lavoro e salute, non può certo ripagare la dignità dei gelesi che reclamano a gran voce giustizia per chi in passato ha dovuto pagare con la propria vita,e la dignità di una comunità che ha sempre reclamato a gran voce una sanità giusta, prossima e rispondente ai reali bisogni, che prevenga piuttosto che solo curare”, è quanto dichiara Liliana Bellardita, portavoce del Comitato Gelensis Populusche da anni si batte per la sanità gelese.
Il diritto alla salute dei cittadini non può attendere e non può essere tradito né può essere oggetto di negoziazione o scusa per attuare logiche ricattatorie e schiaviste che contrastano con una democrazia compiuta.
Stranamente su Gela è calato un assordante silenzio frutto, temiamo, di una diffusa rassegnazione con la quale non ci si può consolare.
Tacere su tutto ciò che sta accadendo non aiuta ad eliminare il problema anzi lo acuisce.


Da quando gli ex operai dell’indotto hanno ricevuto il ben servito per molti nulla è cambiato, fino ad oggi si attendono risposte …..si attende…. Le forme di schiavitù sono cambiate, oggi si è schiavi della mancanza di lavoro, del precariato che generadisperazione.
Abbiamo visto cosa è successo a Mantova, lavoratori che si scagliano contro lavoratori per guadagnare coi denti ciò che deve essere garantito a tutti: pane e lavoro si diceva un tempo, oggi non è rimasto né l’uno né l’altro.
Oggi giornalmente assistiamo al più grande di raggiri: lavoratori contro lavoratori, sindacati contro agenzie del lavoro, sindacati contro imprese.
“Cosa succede? Succede che stiamo vivendo un vero e proprio dramma, il dramma di chi lotta per essere reintegrato; il dramma di chi lotta per trovare lavoro, il dramma di chi lotta per mantenere il lavoro accettando di essere schiavo del sistema”, è quanto dichiara Marisa Bevilacqua, portavoce del Comitato Spontaneo delle mogli degli ex operai dell’indotto.
Non si può continuare a fare finta di nulla.
Abbiamo bisogno di avere risposte e relazioni e invece assistiamo a un silenzio e una indifferenza che ci lasciano sgomenti e indifesi da parte di chi dovrebbe garantire e mostrare grande rispetto e grande sensibilità per le fasce più deboli. La mancanza di lavoro porta con sé la impossibilità e incapacità di vedere un proprio futuro e di investire nel proprio futuro.


Oggi la denatalità è in aumento per vari motivi e gli anziani superano in numero le natalità, poiché ogni coppia non ha sicurezza di lavoro e quindi è costretta a rinunciare al progetto di un figlio.
In nome della Carta Costituzionale della Repubblica Italiana che fissa con grande evidenza i diritti e i doveri dei cittadini e degli Organi Nazionali e territoriali, si chiede di volere mettere in campo tutte le energie necessarie per tenere fede a quanto contenuto, nella “Magna Carta” della nostra Nazione Italia e della nostra amata Regione Sicilia, che ne recepisce i contenuti altamente civili e umanitari.
“In questi 40 anni di presenza sul territorio il dialogo e l’azione espletata dal CAV di Gela, da ultimo con il progetto relativo alla creazione della 55° culla per la vita in Italia, hanno dato il risultato che più di 3.500 madri e padri hanno deciso in piena libertà, di accogliere e portare alla luce il frutto del loro amore e cioè la vita concepita di un bimbo; infatti il primo e più grande DIRITTO UMANO è quello di potere nascere, firmato da tutti i bambini del mondo: quindi il lavoro è necessario e fondamentale, a garanzia di quanto detto”, è quanto dichiara Rocco Giudice Presidente della sezione gelese del CAV.
Ma ciò non basta! Gela è ferita e disarticolata.
NOI RIVENDICHIAMO SOLO A GRAN VOCE I NOSTRI DIRITTI, IL NOSTRO DIRITTO ALLA SALUTE, IL NOSTRO DIRITTO AL LAVORO, IL NOSTRO DIRITTO ALLA VITA E NESSUNO PUO’ GIRARSI LA TESTA E LASCIARE MORIRE LA GENTE.
Non vogliamo perdere la speranza e non vogliamo credere che si possa mettere la parola fine ai destini delle tantissime famigliegelesi e al destino di Gela … non si può accettare un sistemainsalubre e malsano in nome del lavoro…non possiamo accettare una sanità fatta di soli proclami e che si limita ad accompagnare nelle malattie piuttosto che prevenirle. Nessuno può essere gettato nel dimenticatoio, basta questa macelleria sociale.
GELA HA DIRITTO ALLA VITA e HA DIRITTO A VIVERE e chi, a vario titolo, oggi ha responsabilità per incidere nel presente e nel futuro di Gela si comporti come una mamma benevola ed amorevole verso i suoi figli, sempre attenta, vigile e pronta .
Gelensis Populus Comitato Spontaneo moglie ex lavoratori indotto CAV di Gela
Liliana Bellardita Marisa Bevilacqua Rocco Giudice

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