Altro cucciolo investito e non soccorso: il cagnolino era uno di quelli accuditi dall’associazione ‘Vita randagia onlus’

Un cagnolino che fino a qualche giorno fa correva in libertà con gli altri del branco o della famiglia, sarebbe più corretto dire.

Un cucciolo che non aveva fatto male a nessuno e che, semplicemente, si è trovato ad attraversare la strada nel momento sbagliato e con la persona sbagliata alla guida del veicolo che lo ha vigliaccamente investito e ucciso. Per alcuni forse è soltanto un cane, un randagio senza nome, senza padrone, senza casa. Per altri è pur sempre un animale, un essere vivente, che ha tutto il diritto di continuare la sua esistenza e di essere soccorso, per legge e per coscienza.

Il cucciolo, rimasto a giacere al centro della carreggiata e spostato soltanto dai volontari, che hanno avuto pena e rispetto anche una volta morto, faceva parte dei cani che l’associazione ‘Vita randagia onlus’ accudiva giorno dopo giorno, monitorandoli e portando loro da mangiare. Proprio nei giorni scorsi, un’emittente televisiva locale era stata insieme ai ragazzi a contatto diretto con i componenti del branco, che li avevano accolti senza mostrarsi né minacciosi né aggressivi. Forse dovremmo cambiare la nostra percezione delle cose ed essere più sensibili.

Amare gli animali non vuol dire essere stupidi o deboli rispetto ad altri che li ignorano e che, investendoli, proseguono senza esitazione la propria corsa e non intervengono perché preoccupati, forse, di dover spendere soldi in veterinario e interventi chirurgici per un cane di nessuno. Amare gli animali significa essere più forti degli altri, perché rende migliori e umani, caratteristica che l’essere uomo non sottintende.