Amleto non recita più alcun ruolo: Family machine arriva a Gela

Family machine arriva al Teatro dell’Orca  di Caltagirone

Aspettando anche a Gela i cuori rivelati  & Family machine in artTherapy

S’interrompa il dramma!

Luce, luce! Andiamo via!

Luce, luce, luce!”

(Shakespeare, ‘Amleto’)

Amleto e Ofelia protagonisti della scena.  Ci parlano dell’assurdità esistenziale sospesa  tra il desiderio di consapevolezza e l’idea di annullarsi nell’oblio.  Un viaggio  a più sensi, ricco di ironia, metafore, immagini musiche come tappezzi sonori, scenografie minimaliste  sospese che disperdono l’occhio dell’ interlocutore che osserva. Un viaggio dove il reale e il razionale hanno vita breve.

 

I Cuori Rivelati si rivelano come gruppo di artisti, attori, danzatori diversamente abili e psichiatrici. L’aspetto caratterizzante è la  capacità di mettere a nudo se stessi,  essere già a “nudo, rivelandosi in scena in un rapporto diretto e personale con il pubblico, da qui si sviluppa la poetica dei Cuori Rivelati. Spesso, l’esperienza della “rivelazione” è alla base di ciò che accade in ambito spirituale, quando si manifesta una grande verità, come accade ai santi. Per noi una persona con disabilità si fa portatrice di grandi verità, di grandi rivelazioni. Manifestate poi, come azione sulla scena e resa accessibile a tutti. Il Teatro per noi diventa un tentativo di rompere quell’idea stessa di “teatro della diversità”, un’idea diremmo noi che riconduce le persone sulla scena al loro ruolo sociale, in un’azione socialmente utile o salvifica. Scardinare questa idea per noi significa non chiudersi in una forma chiusa, e riportare alla normalità del teatro le persone che stanno sulla scena: gli attori. Una sottrazione di ruolo, una sottrazione a quel che apparentemente è. Artisti-Non artisti, di fatto capaci di smantellare e ricostruire nuove realtà, rivelando sensi fino a quel momento sconosciuti.

 

La macchina è lo scardinamento dei ruoli, di chi non sta più al gioco. La macchina incorpora l’orizzonte del sé. Amleto non recita più alcuna parte perché il teatro deve raccontare ciò che non ha avuto luogo. 

“Io non sono Amleto. Non recito più alcun ruolo. Le mie parole

non dicono più niente. I miei pensieri succhiano sangue

alle immagini. Il mio dramma non si terrà più.”

(Die Hamletmaschine_H. Müller)

Regia: Elena Rosa e Benedetto Caldarella

Scenografie: Aldo Kappadona e Giuseppe Pomdoro

Luci: Valeria Cariglia

Foto di: Suryene Ramaget

Con: Antonio Barletta, Filippo Barletta, Flavio Belmonte, Benedetto Caldarella, Damiano Consoli, Daniele Costantinopoli, Giacoma Cutrona, Sara Firrarello, Giuseppe Margiotta, Mimma Ricordo, Elena Rosa, Elisa Spanò, Fabiana Taibi.

Spettacoli: I Negri, visioni e interpretazioni da J.Genet -2013, Una crudele invenzione, da H.Muller, P.P. Pasolini, J.G. Ballard- 2014, FAMILYMACHINE 2015/2016 in coproduzione con il Teatro Coppola di Catania.

“Cosa ne pensi delle arti terapie in teatro e del coraggio di sconfinare i limiti umani? A questa domanda posta da Arianna Trainito, la regista Elena Rosa ha risposto:

  ” stiamo cercando con fatica ma con costanza e dedizione di sconfinare il linguaggio, di liberare infinite possibilità che risiedono sopite in ciascuna persona che sia essa diversamente abile o non. In diverse occasioni chi viene a vedere i nostri spettacoli, si chiede “cosa vuol dire?” “Quale era la storia?”, noi abbiamo abbandonato il teatro come forma narrativa di una storia, abbiamo abbandonato la razionalità. Partiamo da urgenze e visioni. Il nostro teatro è un insieme di quadri non necessariamente consequenziali e da leggere come simboli, metafore che incontrano chi guarda. Lo spettatore deve fare un lavoro insieme a noi, è portato a fare un lavoro poetico insieme a chi sta sulla scena. Lo spettatore non gode di un intrattenimento ma di un atto poetico che a volte diventa doloroso e dunque incomprensibile. Lavoriamo con persone diversamente abili la cui interazione non avviene sul piano pietistico ma sul piano artistico e sulla valorizzazione di nuove possibili modalità di creare, ove sicuramente la necessità di stare su un palco è ben diversa. C’è qui un’urgenza di comunicare al mondo, ma con i mezzi che sono propri, con un linguaggio alterato, indefinito e simbolico. Noi non vogliamo normalizzare i nostri attori, vogliamo altrimenti che gli spettatori si aprino alla rivelazione che gli viene offerta dalla bellezza del caos, dello sconosciuto. 

 

“In veste di Artmusicoterapeuta vorrei portar i cuori rivelati a Gela con Family Machine, per poter esprimere la gioia  e il coraggio  che  si rivela da cuore a cuore. Un viaggio senza confini che l’atto poetico conosce, di cui  il genio , la follia, la malattia conosce i colori e le sfumature senza pregiudizi e barriere.

  I have a dream : introdurre a gela  dei LABORATORI di creatività’   di arti terapie insieme al talento di Elena Rosa,  regista  coraggiosa catanese che ha studiato a Londra.

 Laboratori e spazi rivolti agli abili non abili, artisti, educatori  e personale addetto alle  strutture sanitarie  per risvegliare le coscienze assopite dalla monotonia e dalle abitudini  portando un teatro nuovo rispettando la diversità  e la creatività di ciascun essere umano