Amministrative in Sicilia: chi sale e chi scende.

Il martedì post-elettorale restituisce un quadro chiaro e ben definito della salute delle forze politiche in Sicilia; innegabile, come ammesso anche dal premier Renzi su scala nazionale, la battuta d’arresto del PD, che perde roccaforti storiche come Alcamo e Vittoria, non arrivando neppure al ballottaggio pur avendo  i sindaci uscenti; un’emorragia di voti preoccupante per due dei maggiori centri in cui si è votato, visto che il PD si è fermato al  10% circa delle preferenze. La flessione del PD si attesta generalmente intorno ai 5 punti percentuali medirispetto alle ultime amministrative nei comuni di Ramacca, Lentini, Favara Porto Empedocle, Noto; in questi ultimi due comuni i candidati del PD sono comunque arrivati al ballottaggio con gli esponenti del M5S.

E proprio il Movimento 5 Stelle continua a far registrare una crescita quasi inesorabile: e così ,dopo aver strappato Gela al PD e a Crocetta e conquistato Ragusa, si impone a Grammichele (la città dell’ex governatore Raffaele Lombardo), per poco non riesce a vincere al primo turno ad Alcamo fermandosi al 48%, e conquista i ballottaggi pure a Porto Empedocle e Favara. A Vittoria invece, causa spaccatura interna, il M5S non va oltre il 13,8%, primo partito della città, ma fuori clamorosamente dal ballottaggio.

E il centrodestra? Nonostante la Sicilia non sia più terra di conquista, come lo fu un tempo,  Gianfranco Micciché, commissario di Forza Italia, mostra entusiasmo, enfatizzando il successo di Caltagirone, dove il candidato di Forza Italia  contenderà la poltrona di sindaco  al candidato del PD, oltre che i ballottaggi raggiunti a Vittoria e Lentini. Micciché ha affermato che un centrodestra unito è ancora una opzione vincente.

Per un bilancio definitivo delle elezioni amministrative siciliani, attendiamo quindi i ballottaggi di giorno 19, che disegneranno la nuova geografia della politica dell’isola.

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