Antonia Arslan: Storie al femminile

Conoscete Antonia Arslan? Sicuramente sì, per chi non la conoscesse sto parlando della scrittrice, traduttrice e saggista italiana di origine armena. La scrittrice attraverso l’opera del poeta armeno Daniel Varujan, del quale ha tradotto le raccolte II canto del pane e Mari di grano, ha dato voce alla sua identità armena. Per far conoscere il genocidio del suo popolo, avvenuto nell’aprile del 1915 in Turchia,  ha curato un libretto divulgativo e una raccolta con le testimonianze dei sopravvissuti rifugiatisi in Italia.

Nel nostro Paese la principale comunità armena è quella residente a Milano, composta da un migliaio di elementi. La comunità pur essendo perfettamente integrata nella società che li ha accolti, è riuscita a mantenere viva le tradizioni dei padri, la religione storica e la lingua madre, parlata anche dalle generazioni più giovani.

Nel suo primo romanzo, La masseria delle allodole ha dato forma narrativa ad una tragedia storica, racconta lo sterminio del suo popolo e la resistenza eroica di quante hanno salvato, oltre a se stesse, anche i propri figli e la propria cultura. Nel 1915 uomini e bambini maschi sono stati trucidati dai turchi e per le donne inizia un’odissea, fatta da marce forzate umiliazioni e crudeltà, e tutto questo li porterà a disperdersi nel nel mondo pur conservando nei loro cuori la nostalgia per la patria.Preparavo quest’articolo, quando apprendo dalla tv che Papa Francesco, durante la messa della Divina Misericordia ha ricordato il “Metz yeghern”, il Grande Male, genocidio di migliaia di armeni da parte dei turchi, scaturendo le proteste del governo di Ankara. Tutto mi sarei aspettata tranne che tanta schiettezza potesse venire da una persona di cui la sottoscritta aveva espresso qualche perplessità quando fu chiamato sul trono di Pietro, forse perché influenzata dalla lettura de “L’isola del silenzio” di Horacio Verbitsky.

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