Antonio Giudice al sen. Candiani: da sempre vicino alla Lega, smentisco le gravi affermazioni nei miei confronti

Antonio Giudice, che ha ricoperto il ruolo di coordinatore della Lega Gela.  risponde alle affermazione del senatore Candiani della Lega,

“Sulla mia attività politica in seno alla Lega, il Sen Candiani è informato male da chi è davvero fonte di discordia o è in malafede per dichiarare che io sia un millantatore. A tal proposito, in sintesi, ho aderito al partito guidato da Matteo Salvini nel dicembre del 2014, seguendo il coordinatore regionale Angelo Attaguile, con la guida del quale nel gennaio 2015 si tenne la prima convention pubblica al Grand Hotel et de Palmes di Palermo, città che ospitò il mese successivo Salvini, che fu aggredito – insieme a tutti noi che lo affiancavamo – da esponenti dei centri sociali. Come corollario allo ‘sbarco’ di Salvini in Sicilia, maturò la candidatura a sindaco nelle amministrative del 2015, senza oggettive possibilità di successo elettorale sia per l’esiguità del tempo necessario a preparare una piattaforma programmatica strutturata che per la campagna elettorale stessa. Fu un atto di generosità personale nei confronti di un movimento politico che incarnava (e in teoria incarna ancora) i miei ideali, che mi costò sacrifici personali e anche molte amarezze, in un momento in cui la Lega raccoglieva più minacce e improperi che consensi. Ne furono testimoni sia Salvini che il coordinatore regionale pro tempore, Attaguile, con i quali godemmo della protezione della Polizia di Stato in assetto antisommossa nei locali messici graziosamente a disposizione per una affollata conferenza stampa. Nel luglio dello stesso anno, partecipai (da millantatore?) al primo congresso regionale, svoltosi alla presenza di Attaguile e di alti dirigenti nazionali del partito, come Siri e Giorgetti.

 

Non elenco le manifestazioni politiche della Lega cui ho partecipato in tutta Italia da militante e da dirigente locale: dalle manifestazioni a Pontida ai comizi convocati da Salvini; dai gazebo locali alle convention per le elezioni amministrative regionali, fino al congresso dell’aprile 2018 a Catania. Le manifestazioni sono state troppe e sarebbe perfino inutile, perché vi sono i comunicati (forse anche troppi) a testimoniare l’attività politica per promuovere la Lega e Salvini in Sicilia e non.

 

Se io fossi un millantatore, allora lo sarebbero anche Attaguile e Pagano, sotto il coordinamento del quale ho esercitato le funzioni di coordinatore locale a Gela e perfino di osservatore fiduciario della campagna elettorale di una città vicina, in cui erano emersi ‘alcuni problemi di compatibilità’ di taluni esponenti con i valori della Lega (circostanza che posso provare, e proverò, con documenti).

 

Con il nuovo corso, dopo la nomina di Candiani a Commissario Straordinario e l’avvio della ristrutturazione del partito, ho fatto un passo indietro, ma certo non rimanendo in silenzio. Soprattutto di fronte a episodi difficili da comprendere, come la gestione del tesseramento, per cui fu subito evidente l’intenzione di eliminare gli attivisti impegnatisi sul territorio in precedenza. Posso provare l’invio di email al dott. Aiello e al dott. Spata, che si rimpallavano la competenza per il rilascio della tessera 2018 (vale per me e per molti miei amici, molto attivi negli anni precedenti) argomentando reciprocamente che fosse competenza dell’altro e di fatto preannunciando l’esclusione dal partito con un puerile, quanto evidente, gioco al rimpiattino.

 

Il mio peccato fatale? Non essermi inchinato, inginocchiato, genuflesso al dott. Pagano, che si è impossessato del partito in provincia di Caltanissetta, cercando la sponda del Sen. Candiani, il quale conosce la realtà locale come io sono profondo conoscitore della politica della Groenlandia. Difatti, altri gravi episodi di incomprensibile ostracismo si stanno verificando in tutta la Sicilia, a danno di esponenti locali che per anni si sono spesi per la crescita del partito, ma che vengono oggi estromessi con pesanti violazioni dello Statuto, senza motivazioni serie, e per le quali si dovrà capire come non buttare al macero i sacrifici personali e gli sforzi politici degli ultimi anni.

 

Voglio solo ricordare che nella Democrazia Cristiana le varie componenti si combattevano sul campo elettorale, ma mai una ha pensato di eliminare l’altra, perché il dibattito democratico non ne venisse offeso in maniera profonda. Se pure le pratiche di quella esperienza non sono adatte alla società odierna, rimane la lezione democratica di fondo, che impone a chi fa politica a ogni livello di concorrere per la crescita del territorio e del Paese intero, non già per innescare diatribe e faide, proprie di altre agglomerazioni sociali.

 

Questo per gli aspetti meramente politici, che smentiscono le gravi affermazioni di Candiani (ripeto: informato male ad arte o in malafede, alternativa non c’è). Per quanto riguarda gli aspetti personali, ho dato mandato al mio legale di querelare per diffamazione chiunque mi abbia etichettato con aggettivi offensivi, che potrebbero avere gravi ripercussioni non solo sulla mia onorabilità personale, ma anche sulla mia credibilità professionale (eh già, un lavoro vero io ce l’ho e devo seguirlo facendo i salti mortali….). In sede giudiziaria si capirà chi sono i millantatori e chi sono le parti offese.”

Antonio Giudice