Archeoclub Gela: medio-bassa la valutazione paesaggistica di Eni. Lettera aperta

 
Quale futuro avranno i beni culturali di Gela? Quanto si sta lavorando affinchè il patrimonio culturale abbia il giusto riconoscimento di coloro che ci guardano dall’esterno, senza considerarci un territorio dove lo sfruttamento passato ne giustifica un altro ancora?
 Queste alcune domande che si pone l’Archeoclub di Gela, che ha invitato alla stampa una lettera aperta in cui vengono sottolineate alcune “discordanze” nella “Valutazione dell’impatto ambientale dato dalla relazione paesaggistica, inserita nel «Progetto di avvio della produzione di idrocarburi presso la Raffineria di Gela (G2)» , elaborato da Eni nel luglio 2015  e  legato alla produzione di bio-carburanti innovativi di elevata qualità assetto green.
“Ci riferiamo, ad esempio, al punto 2.l «Indicazione e caratteristiche generali dell’area di studio» dove si scrive «…che il centro abitato di Gela e l’area industriale sono circondati prevalentemente da campi coltivati, prevalentemente da grario e cotone»,  quando è risaputo che i canpi di cotone a Gela, al di là di qualche coltivazione spenmentale, seoo totalmente spariti già da quasi mezzo secolo”. Questo il primo punto che sottoline Archeoclub.
“Inoltre, non si riesce a capire come al punto 5.2 alla voce «valore storico culturali» e di conseguenza, al punto 6.3 voce «attrazione turistica», venga citata solamente l’acropoli, omettendo le aree archeologiche di Bosco Littorio (considerato come un semplice boschetto di eucalipti nonostante l’importanza archeologica del sito definito come ‘la Pompei greea di Gela”), I’ampio sviluppo delle fortificazioni greche di Capo Soprano (un unicum nel mondo occidentale) e la località di “Bulala”, pochi chilometri distante dalla ex raffineria dell’ENI, (area archeologica recentemente asstrrtia agli onori delle cronache intemazionali per gli straordinari ritrovamenti )”. Ha affermato Archeoclub nella lettera, che sottolinea come dal suo punto di vista la relazione paesaggistica data da Eni sia “medio-basso”.
“Perché? Cosa vuole raggiungere questa riduttiva definizione che si presenta con una sospetta carenza di obiettività? ? Si vuole forse catalogare l’impianto industriale da realizzare su un territorio a impatto di “entità limitata” per una maggiore libertà per ottenere un ulteriore intervento realizzativo? ” Si chiede Archeoclub.
“Questa distorta e deleteria immagine del territorio del Comune di Gela, potrebbe protrarsi nel tempo e nello spazio nell’immaginario collettivo con un irreversibiie danno per il futuro della nostra citta, impedendo per di piú  la possibiiità di avviare una giusta e meritevole valorizzazione culturale e portare meno anche quell’ auspicato sviluppo turistico-economico del territorio.” Ha detto Archeoclub, che chiede anche quanti posti di lavoro si prospettano con Green Refinery e che fine hanno fatto i soldi promessi a titolo risarcitorio per la Bonifica  del territorio.
“Bonifica tanto decantata pubblicamente ma, purtroppo, di cui oggi grottescamente non parla più nessuno.”Ha detto Archeoclub Gela.