Archeologia preventiva per la tutela del patrimonio storico di Gela, Mulè: “Punto di svolta per una nuova economia”

“Gli scavi di via Giacomo Navarra Bresmes a Gela stanno riservando sorprese incredibili di ritrovamenti che, necessariamente, debbono avere il conforto delle istituzioni competenti per la prosecuzione dello scavo archeologico. E quando scriviamo di istituzioni, ognuna per le proprie competenze, ci riferiamo al Comune di Gela, alla Soprintendenza di Caltanissetta e soprattutto all’Assessorato Regionale ai Beni Culturali, affinché da esso, in particolare, vengano adottati i provvedimenti legislativi dell’archeologia preventiva con lo scopo di conciliare l’esigenza di tutela del patrimonio archeologico con le necessità operative delle attività che comportano lavori di scavo”.

A scrivere ancora una volta è il professore, storico e cultore di patrie memorie Nuccio Mulè. “Gli scavi odierni di Gela della società Caltaqua Acque di Caltanissetta, attigui alla Madrice – continua Mulè – devono essere sottoposti tramite la Soprintendenza di Caltanissetta al D.Lgs. n. 50/2016, con l’obbligatorietà dell’applicazione dell’art. 25, ai fini di una verifica preventiva dell’interesse archeologico sulle aree interessate alle opere da attuare. L’applicazione dell’iter procedurale, previsto da tale articolo, permette alla committenza di opere pubbliche di conoscere preventivamente il rischio archeologico dell’area su cui è in progetto l’intervento e di prevedere in conseguenza eventuali variazioni progettuali, difficilmente attuabili in corso d’opera, in attuazione del disposto dell’art. 20 del D.Lgs. 42/2004 e simili che recita: i beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione.

Inoltre, con la legge 109 (del 25 giugno 2005, poi recepita negli artt. 95-96 del d. legisl. 12 apr. 2006 nr. 163 – Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forni-ture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) e con l’art. 95 è stata così definita la procedura della cosiddetta ‘Verifica Preventiva’ dell’interesse archeologico, conosciuta meglio con l’acronimo di VIArch (ovvero Valutazione Impatto archeologico), che impone alle stazioni appaltanti di trasmettere al soprintendente copia del progetto preliminare dell’intervento, corredata dagli esiti di studi e analisi geo-archeologiche preliminari e, per le opere a rete, l’interpretazione del telerilevamento, nonché le ricognizioni di superficie sulle aree interessate dai lavori.

E tutto ciò non solo per-ché possa interessare Gela ma anche per dare un valido contributo a tutta la scienza archeologica. Cosa sta venendo alla luce su questo asse viario di fronte la chiesa Madre a Gela? – ha proseguito – in sintesi sono stati ritrovati una cisterna greca, da iniziare a scavare e un butto, ovvero un pozzo rettangolare di epoca medievale, da cui già gli archeologi della Soprintendenza di Caltanissetta han-no estratto reperti ceramici di diverse epoche che partono dal 1250 per arrivare fino al Rinascimento e che dimostrano l’importanza di Gela in epoca basso-medievale, importanza sotto molti aspetti ancora sconosciuta. Da tali ritrovamenti, ancora in fase iniziale, si comincia già a delineare una sto-ria della città tutta da scrivere nel contesto medievale della Sicilia.

Con quest’altra occasione da non perdere è giunta l’ora di attivarsi per dare un destino diverso alla nostra città, dopo quello illusorio dell’industria petrolchimica. Gela deve ritornare a essere una città, dove l’archeologia dovrà rappresentare il punto di svolta per una nuova economia e una nuova politica occupazionale, basate ambedue sul turismo archeologico. Cosa che i nostri amministratori, locali, provinciali e regionali, tutti e nessuno escluso, dal dopoguerra ad oggi non hanno saputo né vedere né voluto considerare”.