Ascia scrive alla città: “Non era questo che sognavo per la politica, lascio per necessità”

“Sono approdata a questa prestigiosa carica a trentadue anni, giovane, con un’esperienza politica seppur modesta e un sogno: quello di dare un contributo positivo alla gestione della cosa pubblica. Ma ho scoperto un mondo difficile, quello della politica, dove aspirazioni personali si scontrano e creano frizioni che, inevitabilmente, si ripercuotono sulla città”.

Scrive una lettera ai cittadini Alessandra Ascia, ormai ex presidente del Consiglio comunale, dopo la mozione di sfiducia votata ieri in aula, che ha segnato la fine del governo Messinese a Gela.

“Non era questo quello che sognavo per la politica che mi apprestavo a frequentare – ha proseguito – avremmo voluto superare le barriere, ma altre se ne sono frapposte e non ci hanno fatto lavorare serenamente. Oggi sono anche madre e non voglio far crescere mia figlia in un ambiente insano, non vorrei lasciare alle altre mamme di Gela una città invasa dai rifiuti, disseminata dai topi, martoriata dai problemi del lavoro. E con questo non voglio etichettare l’amministrazione attuale come il governo dei rifiuti.

È stato ed è un problema importante e irrisolto. Ma non l’unico ed è la situazione generale che mi ha fatto decidere di lasciare. Se non siamo riusciti a centrare gli obiettivi, non permettiamo di continuare a sbagliare. Avrebbe dovuto capirlo l’amministrazione e farsi da parte per non arrivare al punto in cui siamo oggi. Avrebbe dovuto evitare l’onta della sfiducia e invece no.

Non ha mai risposto ai nostri input per costruire, reagendo con la politica del baratto a cui non tutti sono disposti a sottomettersi. Perché al di sopra di questi incarichi c’è un valore che si chiama dignità, a cui non tutti sono disposti a rinunciare. Non sono un eroe, ma è proprio questo che, pur essendo uno dei più giovani di questo civico consesso, rimprovero ai nostri amministratori: quello di non aver saputo ascoltare il Consiglio comunale.

Lo dice l’etimo della parola: consiglio e consiglieri, che devono dare consigli che, in diritto amministrativo, si chiamano atti di indirizzo, per essere ascoltati. E invece ho assistito a un muro contro muro che oggi ci ha portato a votare favorevolmente una mozione che interpreta il sentire popolare.

Noi siamo i rappresentanti del popolo, quello che chiede servizi, pulizia, opportunità di inserimento, che paga i tributi per avere questo e che invece raccoglie spettacoli indecorosi, solitudini e resta inascoltato. Per questo la mia dignità di professionista, madre e donna mi ha imposto di dire sì alla mozione. Non so se domani sarà peggio forse – ha poi concluso – ma so che la mia formazione cristiana mi ha spinto a dare il mio contributo a una svolta di una sindacatura, dove sono stata protagonista e che lascio con rammarico, ma per necessità contingente”.