Asino 2018 d.C., ultima opera a tre tele di Giovanni Iudice esposta a Milano. Storia di migrazione, sofferenza e speranza

Si intitola “Asino 2018 d.C. l’ultima opera dell’artista gelese Giovanni Iudice che sarà esposta per la prima volta il 13 ottobre prossimo a Milano nello studio dell’avvocato Giuseppe Iannaccone, collezionista d’arte che è stato sempre alla ricerca di talenti, e che periodicamente apre le porte al pubblico del suo studio legale, presentando un progetto speciale all’interno della rassegna “In Pratica”. Si tratta ancora di storie di migranti  ma con una lettura diversa

L’iniziativa si svolge in occasione della quattordicesima Giornata del Contemporaneo promossa da Amaci e vede come protagonista l’artista gelese

Asino 2018 d.C. è un’opera a tre tele. Un trittico che, come descrive Giuseppe Iannaccone, racconta una storia fantastica, di miopia e d’amore, di sofferenza e di speranza, una storia contemporanea: i clandestini che non possono sbarcare, che guardano senza grandi speranze dall’oblò per scrutare ciò che li aspetta. “Tra di loro c’è Masha e il suo bambino Mobruk, nato nel corso della navigazione; sulla nave è salito Giovanni, l’artista; vuole stare con loro qualunque cosa accada, vuole confortarli, guidarli proteggerli”.

Quello dei migranti è un filone che Giovanni Iudice segue da tempo, fin da quando il fenomeno non era una emergenza italiana.

Il suo Umanità, in cui ha raccontato la sofferenza, il disagio umano  di uomini sbarcati nella nostra isola, è stato esposto nel 2011 alla Biennale di Venezia e il critico d’arte Vittorio Sgarbi lo ha proposto come manifesto dell’Unione europea.

Con sua abilità artistica e tecnica Iudice da più di 10 anni rappresenta  nelle sue tele i drammatici avvenimenti che per anni si sono manifestati nelle nostre coste. Avvenimenti che vedono come protagonisti profughi disperati, ossia immigrati africani clandestini, che approdano sulla costa a bordo di piccole barche che non riescono sempre a reggere il mare, il tutto dopo una difficile traversata del Mediterraneo durante la quale molti muoiono annegati. I sopravvissuti raggiungono le coste italiane in uno stato di totale debilitazione e chiedono asilo.

Un tema che non è stato mai tra i preferiti dell’artista gelese, ma che oggi è diventato ancora più attuale. Un ciclo che l’artista aveva chiuso nel 2011.

Asino 2018 è un’opera a tre tele, un inedito che verrà esposto per la prima volta a Milano.

La mostra, nata da un’idea di Giuseppe Iannaccone con la collaborazione di Rischa Paterlini, ha l’intento di far riscoprire come la pittura, sebbene sia il metodo più antico che si conosca e in Italia quasi considerato obsoleto, sia sempre in grado di trasferire emozioni e rinnovarsi continuamente. 

 “Conosco Giovanni Iudice da sempre” ha scritto  Giuseppe Iannaccone nell’introduzione al catalogo. “Voglio dire che l’ho conosciuto da ragazzino quando mi impressionava con le sue formidabili matite pronte a cogliere angoli umili e scordati della sua meravigliosa Sicilia. Giovanni è stato il primo artista a dipingere i clandestini fin dal lontano 2006. Li ha studiati, Li ha amati, ne ha dipinto le ansie, le sofferenze e le speranze”. Ha continuato

 Nonostante da qualche tempo Giovanni Iudice abbia manifestato l’intenzione di voler abbandonare il tema dei migranti, perché sempre più utilizzato a fini propagandistici, d’altro canto l’artista non riesce a sottrarsi dal fare i conti con la realtà che lo circonda e che lo ha portato alla realizzazione di Asino, 2018 d.C.