Assemblea cittadina per chiedere verità su Gela: dobbiamo riprenderci la vita, TUTTI!

Una sala gremita quella di stasera presso l’ex chiesa San Giovanni, in occasione dell’incontro organizzato per chiedere verità su Gela, dopo quanto emerso nella trasmissione Nemo.

A indire questa assemblea cittadina il Coordinamento Donne per il territorio di Gela e il Patto di condivisione per Gela. I toni sono stati chiari: vogliamo e dobbiamo pretendere la verità. A introdurre il dibattito è stata Luciana Carfì, che ha invitato i presenti a essere coesi.

“Non ci sono persone che si possono salvare – ha affermato – siamo tutti esposti a questa drammatica situazione. Siamo stanchi delle commissioni che nascono, dobbiamo pretendere le bonifiche su tutto il territorio, non soltanto sulle zone direttamente interessate dalla raffineria. Le donne che ho incontrato in questi giorni mi hanno chiesto di mettere in atto delle petizioni cittadine per permettere alla comunità di essere protagonista di questa vicenda. Abbiamo anche intenzione di chiedere la collaborazione concreta di esperti e professionisti per costituire un comitato tecnico-scientifico”.

A intervenire anche la dottoressa Ketty Perrotta, che ha ammesso: “C’è ancora tantissimo da fare. Occorre un registro delle malformazioni e dei tumori. Gela è un sito a rischio ambientale già dal ’94, ma è un problema ancora fermo. Dobbiamo agire adesso, non domani”.

Diversi gli interventi dei presenti, tra questi anche cittadini comuni. “Nel Novanta – ha raccontato qualcuno – ho avuto una bambina con una grave malformazione e ho lottato per darle una vita degna di essere vissuta. È passato ormai il tempo delle richieste, abbiamo chiesto già tanto. Dobbiamo pretendere. Oggi abbiamo le prove tangibili di quello che accade. Questa è la carta della vita. La nostra dignità deve uscire fuori. Ci siamo resi schiavi del potere, torniamo a essere cittadini”.

“Abbiamo un reparto di oncologia a Gela che è un day hospital – ha proseguito Angela Lo Bello dell’associazione FARC&C – se un malato oncologico si sente male dopo le 18:00, viene mandato al pronto soccorso. Nel nostro paese manca la cultura. Ci siamo fatti trascinare da chi ha voluto altro per noi. L’industria ha deciso di fare e strafare nella nostra città. Se qualche politico tempo fa avesse deciso di continuare a investire sul turismo e sulla cultura e non solo sull’industria, oggi Gela sarebbe una delle città più visitate”.

“La politica non ha fatto nulla – ha aggiunto il Maestro e artista Giovanni Iudice – ma questa non è la giornata della polemica. Questa è la giornata in cui Gela, tutta unita, pretende dallo Stato le risposte. Dobbiamo sapere chi ci sta uccidendo e dobbiamo essere risarciti per questo. Andiamo avanti, non ci fermiamo. Vi daremo informazioni e dialogheremo con le sedi istituzionali”.

“Io ringrazio coloro che si sono esposti – ha affermato Orazio Maganuco, ex assessore della giunta Fasulo, che al tempo aveva avviato delle mappature sulla situazione ambientale, ricevendo delle minacce e per questo si era dimesso dopo un paio di mesi – al tempo del mio brevissimo percorso da assessore, denunciai più volte e restai solo. Che cosa può fare dunque un singolo cittadino? Dobbiamo essere tutti uniti e dobbiamo pretendere la verità, gli interventi e le bonifiche”.

“Dobbiamo essere noi cittadini a vigiliare – ha detto Filippo Franzone del Comitato per lo Sviluppo dell’Area gelese – dobbiamo pretendere di essere presenti con delegati ai tavoli in cui l’argomento verrà affrontato”. “Entro dicembre abbiamo la possibilità di costituirci parte civile – ha aggiunto una cittadina – se ognuno di noi che ha avuto in famiglia morti per tumore farà causa a Eni, faremo sentire la nostra voce. Il mostro si può sconfiggere”.

L’imprenditore Francesco Vacirca ha invitato la cittadinanza a non dare per spacciata l’agricoltura a Gela, perché non è così, ha ammesso e perché questo contribuirebbe a determinare una crisi agricola di altissimo livello. A far rabbrividire, infine, un momento in particolare, quello in cui un cittadino ha invitato chi in famiglia ha avuto almeno un parente morto per tumore o stava attraversando la malattia ad alzare la mano: quasi tutta la platea, fatta eccezione per una decina di fortunati, si è sentita chiamata in causa e ha portato in alto la mano. Questo è il dramma vero di Gela. Staremo ancora a guardare o ad ascoltare?