‘Attrazione repulsiva’, Cumbo contro le polemiche: “Informatevi prima di dire sciocchezze”

Al fatto che un’opera potesse piacere o meno eravamo preparati, ma all’ipotesi che questa potesse suscitare giorni e giorni di polemica, onestamente, non ci avevamo pensato.

Parafrasandolo, potrebbe essere questo oggi lo sgomento di tutti coloro che l’altra mattina, nonostante il vento e la pioggia, con orgoglio e gioia hanno inaugurato la scultura realizzata dallo scultore Leonardo Cumbo e donata alla città di Gela dall’imprenditore Nino Miceli, un uomo che anni fa si ribellò alla mafia, decidendo suo malgrado di andare via e rinunciare per sempre alla propria libertà quotidiana in nome della vita sua e dei suoi familiari.

Un atto d’amore, così lui stesso aveva definito questo regalo alla città. Un dono che non è stato né accettato né, prima di tutto, capito, visto che ancora c’è chi si interroga sul costo di questa installazione per il Comune di Gela. Zero, un costo pari a zero!

In questi giorni, al di là del gusto soggettivo, rispettabilissimo e giustissimo, la polemica ha preso il sopravvento per l’ipotetica esistenza di altre copie uguali alla nostra scultura. Ecco che la piazza dei social network si è scatenata e fior fior di commenti hanno tenuto banco nelle pagine facebook della città.

A difendersi dalle accuse affrettate, chiarendo subito la situazione, è stato lo stesso scultore, che ha risposto direttamente a chi attaccava la sua opera, ma che ha scritto anche a noi per approfondire ulteriormente la sua posizione. Nessuna copia innanzitutto, ‘Attrazione repulsiva’ è un’opera unica.

“È stata esposta – ha detto Cumbo – al Sicilia Village di Dittaino nel 2014 in una mostra d’arte contemporanea degli artisti docenti dell’Acccademia di belle arti di Catania dove io insegno Tecnica della Scultura. L’opera è stata esposta anche alla mostra “Made in Sicily” a Palermo e a Catania, per due anni a Villa Barile a Caltanissetta, per un’estate nella sezione Vip del lido San Lorenzo e ultima tappa al lungomare di Gela, dove ha trovato la sua naturale collocazione.

I personaggi in terracotta sono stati rifatti in vetroresina e polvere di marmo con il coinvolgimento degli studenti dei licei artistici di Gela e Caltanissetta. A Calitri, nel 2007, la Soprintendenza di Avellino ha scelto una mia differente versione dell’opera intitolata ‘Filo conduttore’, anch’essa opera unica, con i personaggi che escono dai muri di una casa per celebrare la ricostruzione di Borgo Castello dopo il devastante terremoto degli anni ’80.

In ogni caso, una Convenzione Internazionale stabilisce che un’opera d’arte va considerata ‘opera unica’ fino a una riproduzione di nove esemplari. Superando tale limite – ha concluso lo scultore – l’opera va numerata e definita multiplo. Vorrei che chi polemizza si informasse un po’ di più prima di rendere pubbliche certe sciocchezze”.

Un messaggio chiaro e semplice da comprendere, che dovrebbe mettere a tacere i tuttologi da tastiera che, anche stavolta, non si sono limitati a esprimere una considerazione, ma hanno avanzato insinuazioni senza prima chiedere o sforzarsi di saperne un po’ di più.

È demoralizzante. Quel taglio del nastro, contro ogni bufera (meteorologica), è stato l’augurio di un cambiamento, di una voglia di riscatto. Una scultura che come sfondo ha scelto la libertà del mare per compiere un salto verso il mondo, verso il bello, verso un costruire condiviso e positivo. Un salto che molti, ancora oggi, non hanno il coraggio o la voglia di compiere. Purtroppo.