Baustelle: un invito alla leggerezza con L’amore e la violenza. Cronaca di un concerto

Tornano dopo 4 anni i Baustelle con un nuovo album L’amore e la violenza.

È tempo di guerra e Bianconi e i suoi corrono a rifugiarsi tra le braccia di Amore senza mai scordarsi di (un po’) Violenza.

Sembra quasi una reazione a “Fantasma”, disco del 2013, ingombrante, ambizioso, dal taglio sinfonico e se vogliamo pregno di esoterismo e citazioni letterarie.

L’amore e la violenza non ha queste velleità, Bianconi in parecchie interviste lo ha definito “oscenamente pop” e sì, forse torna indietro, forse non sperimenta. Ma ieri sera all’anfiteatro Falcone e Borsellino di Zafferana Etnea, Bianconi e i suoi Baustelle hanno dato il loro meglio.

È un teatro ad accoglierci , un teatro scelto come luogo per promuovere questo album, lo stesso luogo che ha ospitato Fantasma e il suo tour.

Sembra quasi un esperimento per ridimensionarla l’idea di teatro, luogo deputato ad altri timbri, a sonorità più alte.

I Baustelle però ci costringono ad assistere con identica concentrazione al loro cambiamento timbrico e cominciano con “Love”, pezzo strumentale del nuovo album.

C’è qualcosa nella fine dell’estate e non so bene che cos’è e non riesco a respirare, con “Il Vangelo di Giovanni” il pubblico di Zafferana si carica.

Arriva il turno di “Amanda Lear” con il suo irresistibile synth-pop, riesumano il tema di Sandokan per “Basso e Batteria”, poi “Ragazzina”, ci si emoziona tutti con  “La vita” e con “Betty”, di cui ho già scritto qui e altrove. Arriva “La musica sinfonica” ed “Eurofestival” e cantiamo tutti.

Ci costringono a un triplo carpiato all’indietro con “Charlie fa surf “ e “L’aeroplano”, da “Amen” disco dell’anno 2008.

Con “La Malavita” ci catapultano dolcemente nel 2005.  Nostalgia, ricordi, ansie, l’adolescenza, vieni fuori tutto nella carrellata che vede in testa “La guerra è finita”. Ci regalano un meraviglioso inedito al bis, poi canta da sé “Bruci la città”, scritta per Irene Grandi anni fa e omaggia la Sicilia con  una struggente “Stranizza d’amuri”.

La prima volta che ascoltai i Baustelle avevo 15 anni, qualche sogno e tante, tantissime borchie. La prima volta che li ascoltai dal vivo ne avevo 20 di anni, erano anni di grandi cambiamenti, di accademie affollate e amori difficili.

Li ho riascoltati dal vivo ieri a quasi dieci anni di distanza, io sono cambiata ed anche loro, siamo cresciuti.

Io insieme a loro mi sono vista evolvere e involvere innumerevoli volte, con questo album e questo live ci hanno costretto a guardare indietro con un sorriso quasi sardonico.

È  quasi un invito alla leggerezza, che non è superficialità, è guardare le cose dall’alto.. in fondo come cantano i Baustelle : “La vita è tragica / la vita è stupida / però è bellissima / essendo inutile / Pensa a un’ immagine / a un soprammobile / pensare che la vita è una sciocchezza aiuta a vivere“.

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