Bennici: ospedale di Gela? Sono programmi ma niente fatti concreti

Una città  in declino e una sanità al capolinea, con una politica poco decisa e un presidente della Regione gelese che sarebbe potuta essere la la grande occasione che invece non è stata.

Questa la situazione della città di Gela che è stata messa in evidenza dal consigliere di Polo Civico Popolare Sandra Bennici. “ Della sanità di Gela ciò che colpisce di più, sono il numero di nomine dei manager che sembrano avere tutti lo stesso obiettivo e lo stesso programma, cioè il continuo ed incessante trasferimento dei reparti sanitari da una zona ad un’altra all’interno dello stesso Ospedale di Gela oltre a vari ridimensionamenti, tagli ed accorpamenti.” Ha detto il consigliere

“A Gela- afferma il consigliere di Polo Civico Popolare –  si parla sempre di programmazione; fatti concreti mai o meglio buoni propositi del manager di turno, soltanto nel momento dell’insediamento. Quale programmazione sanitaria con questa direzione, quella ad esempio dei codici bianchi al pronto soccorso? Peccato che è inefficace e non risolutiva, anzi  esattamente in controtendenza con le linee guida nazionali che di tale assistenza debbano essere incaricate le nuove organizzazioni di medicina generale, come le AFT (aggregazioni funzionali territoriali), di cui molti degli addetti ai lavori ancora stentano a riconoscere anche l’acronimo!!!”

“Non sono stati sufficienti – continua la Bennici – né la legge 189/2012, nè il Patto della Salute 2014-2016 e poi ancora le linee guida della regione siciliana pubblicate nel 2015 ed ancora gli ACN(accordo collettivo nazionale) e gli AIR(accordo integrativo regionale) ed oltre 800 strutture già realizzate in Italia ispirate a questo modello organizzativo degli AFT,  perché anche l’ASP CL potesse avviare un profondo progetto di modernizzazione della sanità nissena, guardando con eguale attenzione, come due facce della stessa medaglia, sia alla rete ospedaliera da una parte, che alla rete territoriale dall’altra, attraverso AFT ed UCCP (unità di cure complesse primarie). Ed ecco ancora un altro provvedimento del Governo sottoscritto, in data 13 aprile 2016 tra Stato-Regioni, come atto di indirizzo per abbattere ogni resistenza perchè la sanità territoriale, attraverso le AFT e le UCCP, possa imboccare decisamente la strada dell’attuazione obbligatoria in Italia per dare maggiori e più efficaci servizi alla cittadinanza. E’ cosa nota che l’innovazione da queste parti della Sicilia è materia oscura e si preferisce mantenere gli stessi stantii equilibri, impiegando sempre ed allo stesso modo le risorse disponibili.  Così anche a Gela il pensiero della governance è impegnato ed ossessionato a riaprire e ritrasferire quei reparti, chiusi sembra irresponsabilmente dal precedente manager, attribuendo ogni proprio colpevole ritardo alla complessità delle procedure, sull’attuazione dei propri obiettivi, peraltro sempre identici negli anni per l’Ospedale di Gela e più volte enunciati con grande enfasi ma mai attuati. Sentire dall’attuale manager dell’ASP CL dott. Carmelo Iacono, strane giustificazioni sulla impossibilità di trovare professionisti per colmare i vuoti nell’Ospedale di Gela, in contrasto con soggetti politici pronti a suggerire il più banale dei provvedimenti come il trasferimento provvisorio di medici dal più dotato Ospedale del Sant’Elia, all’Ospedale Vittorio Emanuele, ci lascia esterrefatti pensando in che mani siamo andati a finire. L’incapacità di gestire i procedimenti amministrativi ed i processi organizzativi per fornire all’utenza ed alle amministrazioni un chiaro percorso di risultato e di performance, ci induce a pensare ed a sperare ormai che solo il prossimo manager dell’ASP CL saprà fare certamente meglio. Le capacità manageriali sono cosa ben diversa dalla specifica competenza sanitaria professionale e di ciò bisogna tenerne in debito conto per essere certi di ottenere risultati aziendali.

Si esulta, poi,  per l’approvazione dell’atto aziendale, come se ciò fosse stato prodotto per la prima volta, sottacendo che trattasi di un copia ed incolla di analoghi atti adottati dalla stessa ASP CL negli anni passati.

Si sa che il pesce puzza sempre dalla testa e da Palermo fino a Gela gli odori sono ormai nauseabondi. La gestione della sanità nissena vive alla giornata, senza alcuna credibilità tra ciò che si annuncia di fare e ciò che concretamente si realizza. Una cosa è certa, però, che i servizi incominciano ad essere risibili e c’è da vergognarsi se la sala operatoria dell’ospedale di Gela può funzionare solo una volta la settimana.

Con arroganza inusitata qualcuno vuol convincerci, malgrado sia esattamente il contrario, che la sanità a Gela finalmente ha raggiunto un grado di eccellenza e che l’Ospedale di Gela può essere paragonato al San Raffaele di Milano”.

“Curiosa – conclude il consigliere – la visita al Vittorio Emanuele di qualche giorno fa, del Presidente della Commissione sanità regionale, in un percorso guidato e stabilito dal manager dove, per la prima volta nella storia dell’Ospedale, i vetri delle finestre erano effettivamente puliti e durante l’incontro , con grande maestria teatrale, lo stesso manager ha sfilato l’asso dalla manica per tacitare il volgo, cosicché con grande e convinta sicumera ha denunziato pubblicamente il responsabile di quanto fino ad oggi avvenuto di negativo nella sanità di Gela: svela, infatti, e dà in pasto all’opinione pubblica le gravi responsabilità del reparto di otorino, tralasciando di confermare le proprie negligenze nel non dotare quei servizi ospedalieri con moderna attrezzatura tecnologica. Umiltà, competenza e visione del futuro sono le grandi assenti nel progetto della sanità nissena; arroganza e false promesse, invece, le continue violenze subite dalla comunità gelese.”