Buona scuola: cambia tutto per non cambiare nulla. Rimane la “supplentite”

Cambia tutto per non cambiare nulla, almeno dal punto di vista delle supplenze. Questo è il risultato della Buona Scuola. Solo a riforma approvata, il Governo ammette che le supplenze continueranno ad esistere, perché il piano straordinario di assunzioni previsto dal testo approvato dalla Camera in settimana è ben inferiore al monte complessivo di posti vacanti e disponibili. I cento mila posti che verranno dati in ruolo, sono di gran lunga inferiori all’organico di fatto, quello che viene dato in supplenza ogni inizio anno scolastico. In queste ultime ore, il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, sollecitata sulle particolarità del piano di immissioni in ruolo ha detto “che per alcune classi di concorso, come matematica e fisica, continueranno ad esserci supplenze fino al 2017”.
Solo alcuni giorni fa: “perché la riforma della scuola porterà anche l’organico fantasma. La novità è contenuta nella terza lettura del testo, dopo che il Governo si è evidentemente ricordato della necessità di nominare dei supplenti, dal 2016/2017, secondo un nuovo organico dalla validità annuale (comma 69 del ddl approvato il 25 giugno dal Senato con modificazioni e confermato dalla Camera il 9 luglio) a cui accedere attraverso le Graduatorie ad esaurimento e d’Istituto, per rispondere alle esigenze eccezionali di personale docente. Quelle legate, ad esempio, all’aumento delle iscrizioni nelle classi prime della scuola dell’infanzia e della secondaria di secondo grado (art. 4, DPR 81/09)”.In compenso vi saranno alcune classi di concorso, con  molti residuali, dove i precari avevano avuto accesso tramite abilitazione a seguito di concorso, che dovranno ricorrere nuovamente ad un concorso, per avere il contratto a tempo indeterminato. La scusa delle assunzioni, è stata portata avanti solamente, per riformare la scuola: ampio potere ai presidi che decideranno sull’organico, sui docenti da scegliere, sul merito di quest’ultimi.  Per non parlare dei finanziamenti da elargire alle scuole private, e alla trasformazione delle pubbliche in aziende, che dovranno . Ancora molti dubbi si hanno su quello che sarà l’organico funzionale: quell’albo a cui avranno accesso i docenti, che non avranno più facoltà di scegliere la sede del loro luogo di lavoro.
A rendere paradossale la situazione è che ci son sono decine e decine di migliaia di precari che non potranno più insegnare solo perché hanno avuto più di tre contratti su posto vacante: dal 2016, infatti, comincerà a scattare il conto alla rovescia per la loro esclusione dalle supplenze. Interpretando al contrario quanto ci dice l’Unione europea sul precariato, ovvero che chi hasvolto almeno 36 mesi di servizio su cattedre libere va immesso in ruolo. Invece per il Governo italiano deve cambiare lavoro.
Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “la riforma lascia inalterato il problema dei contratti conferiti sino al termine delle attività didattiche, al 30 giugno, assegnati in questi anni su posto vacante e non per esigenze sostitutive: una scelta, fatta per risparmiare due mesi di stipendio e per assumere meno precari, che ha obbligato i supplenti ingannati a ricorrere in tribunale. E lo stesso avverrà anche dopo l’approvazione del piano straordinario di assunzioni. Che, da questo punto di vista, lascia tutto inalterato”.
“La realtà – continua Pacifico – è che ci sono altre 80mila cattedre scoperte. Che andranno necessariamente a supplenza. Perché l’organico funzionale entrerà solo nel 2016. E nel frattempo si saranno scoperte altre decine di migliaia di cattedre per via dei nuovi pensionamenti. Per risolvere una volta per tutte il problema del precariato scolastico italiano, sarebbe bastato invece che il Governo avesse ripristinato posti e finanziamenti per i supplenti tagliati dalla riforma Gelmini in poi. Ristabilendo, di conseguenza, gli organici del 2008. Con quei soldi si sarebbero potuti assumere proprio quegli 80mila docenti abilitati, che ora invece dovranno appellarsi al giudice per vedersi riconoscere – conclude Pacifico – quel diritto scritto nella Costituzione.