Buona Scuola e piano di dimensionamento: il parere del dirigente scolastico Rosalba Marchisciana

La legge 107/2015, cosiddetta della Buona scuola, nonostante abbia stabilizzato finora circa 87 mila precari, continua a far discutere sia docenti che organizzazioni sindacali, sia per la mancata assunzione dei precari abilitati inclusi in seconda fascia, sia perchè considerata una riforma che non risponde ai bisogni di un sistema di istruzione al passo coi tempi, in quanto incentrata su questioni organizzative ed amministrative  col fine unico di ridurre le spese. Inoltre è stata a lungo accusate di dare ampio potere e autonomia ai Dirigenti scolastici. Proprio sulla Buona Scuola e sulla riorganizzazione scolastica abbiamo ascoltato il dirigente scolastico del Primo Istituto comprensivo di Gela, prof.ssa Rosalba Marchisciana.

Questa settimana  in città la riforma della scuola è stata al centro di un incontro con il sottosegretario all’istruzione Davide Faraone, che cosa ha significato la presenza di tale istituzione in città,  e qual`’è il suo punto di vista sulla legge 107/2015? 

-La  presenza del sottosegretario all’Istruzione On.Faraone a Gela, è significativa, perchè  proprio in questo momento caldo per il mondo della scola, il confronto tra operatori tutti della scuola e istituzioni è costruttivo. La Legge 107/2015 non sarà di certo la migliore delle riforme possibili che aspettavamo, ma non credo serva un atteggiamento di contrapposizione a tutti i costi e di disfattismo, non serve alla scuola. La buona scuola “vera” è quella che si pratica giornalmente  in  ogni singola realtà scolastica,  per questo credo sia più utile, di fronte ad una Legge dello Stato,  affrontare al meglio  i cambiamenti e cercare di trarre ciò che di buono ci può essere in ogni dettato normativo. 

C’è un aspetto della riforma che ha destato molte polemiche e che riguarda l’ampia autonomia e potere concesso ai Dirigenti scolastici. Cosa ne pensa?

–  Il vero grande progresso della scuola Italiana è l’applicazione piena della legge 59/97 e del d.pr 275/99 cui la legge 107 fa riferimento, ossia la realizzazione piena della scuola dell’autonomia, grande intuizione del Ministro della Istruzione Berlinguer, che non è di certo la scuola del Dirigente Scolastico ma la scuola del Collegio dei docenti, un collegio  “pensante”, in grado di progettare e realizzare una idea di scuola che soddisfi il fabbisogno dell’utenza specifica di ogni città e di ogni quartiere, che rende protagonisti i docenti del progetto di scuola  pensato e condiviso da tutti, e guidati dal Dirigente scolastico che ha la responsabilità piena di coordinare risorse umane e materiali.

E il bonus di 500 euro assegnati ai docenti di ruolo può essere sufficiente per la formazione e il merito? 

– Comprendo gli  insegnanti che  rivendicano maggiore considerazione del proprio status giuridico e una migliore retribuzione economica che non può essere colmata con l’assegnazione del bonus da 500€ per la formazione. È improrogabile il rinnovo del contratto collettivo ormai fermo dal 2009. Non credo tuttavia sia deprecabile l’idea di finanziare parte della formazione dei docenti. Questo è un primo segno di attenzione verso il mondo della scuola e una sollecitazione alla crescita  professionale. Indispensabile è non perdere di vista gli alunni e la vulnerabilità delle dinamiche di apprendimento in un mondo fluido che spesso ci sfugge.

 

 

-Si è fatta spesso menzione in questi mesi al “preside sceriffo”, con ampi poteri sulla chiamata diretta dei docenti e sul loro “merito” economico. Quale è il suo pensiero a tal proposito?

– È ovvio ch  cambiamenti creino instabilità e questo vale anche per i Dirigenti Scolastici. Credo che sia ancor più delicato oggi questo ruolo soprattutto dopo la campagna mediatica denigratoria della legge “Buona scuola” che ha enfatizzato lo slogan del “preside sceriffo”. Non è nello spirito della legge, né può essere così inteso il ruolo del Dirigente. Non riesco ad immaginare il dirigente scolastico  al comando. Il Dirigente Scolastico deve essere un leader educativo in grado di veicolare una idea di scuola che deve costruire e condividere con tutta la comunità scolastica, ponendo attenzione alla valorizzazione delle risorse migliori, provando a  motivare quanti più docenti possibili verso la realizzazione del “progetto-scuola”. Di contro dobbiamo avere tutti la onestà intellettuale per affermare con molta franchezza che non tutti i docenti mostrano lo stesso impegno e non tutti vivono con passione il proprio ruolo. E questo lo dico senza voler bacchettare nessuno. Ci sono scelte personali e stili professionali differenti. I tempi credo siano però   maturi  parlare con franchezza di “merito” e per favorire la valorizzazione delle risorse migliori individuando criteri  quanto più oggetti  per valutare. Non sarà facile individuarli ma neppure impossibile. Occorre iniziare anche per  provare a sperimentare,  e trovare eventuali correttivi.

 

Il piano di dimensionamento delle scuole di Gela ha creato proteste da parte di genitori, docenti ma anche dai Dirigenti della città. Le come si pone? 

-I cambiamenti turbano anche i Dirigenti Scolastici. Purtroppo oggi abbiamo ereditato una rete scolastica, un piano di dimensionamento che non ha nulla di razionale, poiché è frutto di logiche individualistiche, numeriche e spartitorie che non hanno tenuto conto del reale fabbisogno delle famiglie e della funzionalità del servizio. Probabilmente non è stato possibile fare diversamente in passato. Non voglio giudicare l’operato di chi per tanti anni ha condotto le scuole di Gela, che rimangono comunque delle belle realtà sociali, perché il mondo dei bambini e dei ragazzi guidato dall’impegno di tanti docenti è sempre da valorizzare.

-Quali sono le scuole di Gela che necessitano di riorganizzazione?

-A Gela ci sono le due scuole del centro storico sottodimensionate che devono trovare una nuova identità e la possibilità di apportare modiche ad un quadro complessivo per rendere un servizio migliore  all’utenza. È un dato che  uno stesso plesso (Cantina Sociale) sia gestito  da  tre presidi  che hanno la sede principale in altri edifici distanti; è un dato che vi siano edifici limitrofi con cancello confinante che offrono offerta formativa alla stessa utenza e che finiscono per farsi “concorrenza”, generando contrapposizione; è un dato che vi siano plessi più o meno grandi che fanno da “satellite” a plessi centrali dislocati in zone distanti dagli uffici. Questo è il dato. Ed è oggettivo che non va bene.

-Quali sono le reali esigenze della scuola su cui l’amministrazione dovrebbe intervenire?

-Mettere mano alla rete scolastica significa predisporre un piano “razionale” e porre correttivi, ove possibile, all’esistente. Questo è ciò che sembra voglia fare l’Amministrazione sollecitata dalla Direttiva Assessoriale N°2731 della Regione Sicilia. Sicuramente non è una priorità per Gela che necessita di tanti interventi urgenti che riguardano anche il mondo della scuola (un servizio di refezione scolastica efficiente, il servizio di trasporto  agli alunni disabili, figure professionali OSA a sufficienza in tutte le scuole, finanziamenti comunali per sostenere il funzionamento e progetti culturali, manutenzione delle aree verdi periodica e tempestiva, potenziamento del  servizio di manutenzione ordinaria che riguarda anche i piccoli interventi quotidiani, fornitura quotidiana del servizio idrico, servizio di trasporto nei quartieri periferici).

-E il piano messo in atto dalla amministrazione ha il suo parere favorevole?

-Sicuramente non è un piano di razionalizzazione “perfetto” che possa incontrare il parere favorevole di tutti. È un piano che sembra mettere ordine partendo da un quadro iniziale complicato.  Sicuramente  perfettibile per alcuni aspetti, ma che necessita di un atteggiamento di apertura e non di chiusura.  Per questo nella riunione indetta dal Presidente del Consiglio Comunale ho votato “no”  al congelamento del piano, e no mantenimento della situazione attuale.  Non mi è sembrato opportuno   rimandare la definizione del piano di razionalizzazione. Siamo chiamati a trovare una organizzazione  migliore  guardando a tutta la rete scolastica e non alle singole posizioni di ognuno di noi e credo che ci si debba riuscire perché le persone di scuola per definizione trovano una soluzione.