Buongiorno, Macchitella. Buongiorno!

Buongiorno, Macchitella, che ti svegli presto al mattino e vai al bar a prendere il caffè con un vecchio amico.

Buongiorno a te, che la domenica accogli i bambini sul triciclo e le mamme e i papà con gli occhiali da sole e i sorrisi tipici di chi in quel giorno potrà pranzare tardi, senza avere fretta di andare a lavoro.

Buongiorno, Macchitella dai mille colori, a te che al verde dell’erba preferisci il bianco della carta, il giallo scuro delle sigarette, il grigio dei chewing gum, il marrone degli escrementi di qualche cane portato al guinzaglio che non ha colpa, se non quella di amare un padrone incivile.

Ancora buongiorno, Macchitella, quartiere residenziale, in cui la luce della luna non basta a illuminare le strade, sempre più buie, sempre più in ombra, vie che fanno paura anche ai grandi.

Un altro buongiorno a te, Macchitella, che vai a dormire nella solitudine di una zona popolata oramai da ragazzi in motorino che sgommano, corrono, urlano e fanno scappare persino i topi.

Buongiorno, Macchitella, che ai residenti che ti hanno sempre amata e difesa nel tempo regali risvegli indimenticabili, in grado di stupire e lasciare senza parole.

Buongiorno da parte di quel padre di famiglia, lavoratore, che oggi ha deciso di andare a piedi, pensa un po’.

Buongiorno, Macchitella e così continuerò a dirti anche la sera, la notte.

Buongiorno, sì, perché questo è il saluto di coloro che, pur avendo dei problemi, fanno finta di niente e di coloro che ancora dormono e devono svegliarsi. Buongiorno!