Cancelleri sull’Eni: “Il cane a sei zampe sborsi a Gela i soldi che le deve per le bonifiche dell’intera area”

“Bisogna ripensare totalmente la concezione di sviluppo, ma per farlo bisogna innanzitutto staccarsi dalle vecchie logiche di gestione del territorio. Lo stanno facendo in tutto il mondo e così dovremo fare a Gela”.

Affida a un lungo post su facebook le proprie considerazioni sulla vicenda della Raffineria il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’ARS Giancarlo Cancelleri. Una riflessione mossa da quanto denunciava la puntata di Report andata in onda nei giorni scorsi, tenuto conto anche della protesta dei lavoratori rientrata proprio ieri sera. Una città piegata alla necessità del lavoro, vittima essa stessa dell’inquinamento di quel grande colosso che è la Raffineria ai piedi della quale i cittadini elemosinano il lavoro per mantenere le proprie famiglie. “In Italia – continua Cancelleri – ci sono trentanove Siti di Interesse Nazionale altamente inquinati per i quali servono urgenti interventi di bonifica. Ad oggi, però, nonostante le ingenti somme di denaro pubblico impiegate, di queste bonifiche si intravede solo l’ombra. A Gela, l’Eni è presente da più di cinquant’anni con un polo petrolchimico che ha letteralmente devastato l’intero territorio. Malattie, tumori, malformazioni, morti premature sono gli unici veri “benefici” che questo modello di sviluppo ha portato a questa città. L’inquinamento da petrolio, il dicloroetano ad esempio, è presente in queste zone in percentuali fino 3 milioni superiori al limite consentito, con effetti collaterali che ci sono costati in questi anni 6,6 miliardi di euro di spesa sanitaria. In questi giorni da Gela mi scrivono molte famiglie per portarmi a conoscenza di quello che sta succedendo. Da quando l’Eni ha avviato le procedure di dismissione di questi impianti si sono verificati ridimensionamenti e quindi licenziamenti all’indotto lavorativo che orbita attorno a questa realtà. Davanti a questa richiesta di aiuto lo Stato si volta dall’altra parte. L’Eni, invece, che sfrutta la disperazione di questi cittadini che sono costretti a barattare la loro salute, la loro dignità per il lavoro, gioca al tira e molla con le istituzioni”. Inevitabile il riferimento alla puntata di Report. “Si evince che il cane a sei zampe non potrà mai essere un interlocutore adatto a trattare il futuro di una comunità – scrive il portavoce pentastellato – semplicemente perché è una società, per definizione, interessata solamente al profitto e alla speculazione. L’unica cosa che rimane da fare è chiedere immediatamente all’Eni di sborsare i soldi che deve ai gelesi per bonificare l’intera area e a Renzi di utilizzare i fondi europei (FEG) per garantire a tutti i lavoratori una riqualificazione lavorativa concreta e duratura”.