Capitaneria di Gela: vigilanza su piattaforme petrolifere. Rischio terrorismo Isis?

La nuova minaccia terroristica da parte dell’Isis mette in allerta la nostra isola. Obiettivo dell’organizzazione criminale sarebbero le piattaforme petrolifere che distano a poche miglia dalle coste siciliane. La conferma giunge dal comandante della Capitaneria di Gela Pietro Carosia. “Abbiamo ricevuto un´ordinanza antiterrorismo – conferma il comandante – ed antintrusione. In ogni caso, esiste già l´ordinanza che obbliga alla distanza di mezzo miglio dalle piattaforme. Per cui noi interveniamo a seconda del rischio. Oggi si chiama Isis, ieri si chiamava Al Qaeda”. Da un mese e mezzo tre motovedette della Guardia costiera di Gela pattugliano, per 8 ore al giorno, le piattaforme petrolifere al largo del canale di Sicilia.  Gli  uomini al servizio del comandante della Capitaneria di porto Pietro Carosia vigilano armati le piattaforme Gela e Perla, mentre per la Prezioso contano sulla collaborazione  della Guardia costiera di Licata e della Vega si occupa la Capitaneria di Pozzallo. Piattaforme che restano un bersaglio statico e, quindi, facilmente raggiungibile. Le mareggiate di questi giorni rendono complicate le operazioni di controllo, perchè se le piattaforme sono facilmente colpibili, esse stesse sono difficilmente difendibili.  Il pericolo maggiore sta nell’incapacità di prevenire e l’impossibilità di individuare i possibili obiettivi. L’appello dei terroristi che si trovano in Iraq e in Siria (trasmesso attraverso video e messaggi su televisioni e internet) ai combattenti in Occidente è quello di «uccidere gli infedeli, entrare in azione dove e come si può» e quindi «investire, sparare, decapitare» perché la jihad è una guerra da affrontare quotidianamente. L´allerta resta alta e l´ordine di intervenire a difesa delle piattaforme arriverebbe nel momento in cui la vicenda dovesse prendere una brutta piega. Altra questione  delicata, riguarda  l´arrivo di migliaia di profughi in Sicilia.  Anche se si tratta di profughi, con molte donne e bambini, il nostro governo sta comunque cercando di capire se vi siano degli infiltrati. Lo scorso metà dicembre, la Procura della Repubblica di Palermo ha avviato un´inchiesta su possibili infiltrati del «nuovo» Califfato.  Anche il  comandante Carosia ricorda i propri trascorsi a Lampedusa e sottolinea il rischio che i terroristi Isis possano infiltrarsi nelle grandi migrazioni che dall’Africa giungono sulle coste siciliane.  Tra l’altro è di questi giorni la rivelazione choc di un agente che lavora per Isis, secondo cui il gruppo terroristico è riuscito ad inviare con successo migliaia di jihadisti islamici in Europa sui barconi

 

 

 

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