Caso Nicole: dimenticata una garza nello stomaco di Tania, la lotta continua

È la quiete in attesa della tempesta per Tania e Andrea, i genitori della piccola Nicole, la neonata morta lo scorso 12 febbraio poco dopo il parto, una drammatica vicenda che commosse tutta l’Italia e che ancora oggi purtroppo non ha avuto giustizia. “Dobbiamo aspettare le carte dell’autopsia e l’inizio del processo per ricominciare ad urlare a piena voce – si legge nella pagina facebook “Il girotondo di Nicole”, gestita direttamente dai parenti – siamo sempre carichi e pronti per la nostra lotta”. Una lotta che non si è arrestata un solo istante e che continua nel silenzio di un dolore che non finirà mai. Tuttavia, da quel drammatico giorno qualcosa forse si è mosso. Dalla sospensione dei ricoveri per parto nella clinica privata Gibiino di Catania, dove era andata Tania, alle disposizioni per le strutture con un numero ridotto di parti all’anno e i provvedimenti per la messa in sicurezza delle Unità di Terapia Intensiva Neonatale in Sicilia. Passaggi che cercano di dare un senso al dramma di una giovane famiglia. Intanto, è di pochi giorni fa una notizia che getta ancora di più nell’ombra questa triste vicenda e che non fa altro che alimentare il malcontento dell’opinione pubblica nei confronti della clinica. “Dopo quindici giorni dalla morte di Nicole continuavo a sentirmi male – ha affermato Tania Egitto in un servizio andato in onda su TG1 – alla fine si è scoperto che nella clinica dimenticarono una garza. Queste cose non dovranno più accadere”. Intanto, mentre le indagini vanno avanti, continuano i messaggi e gli appelli dei due genitori per far sì che la vicenda non venga messa a tacere dal trascorrere del tempo. E se la solidarietà nei loro confronti finora è stata tanta, non è mancato neanche chi abbia ritenuto “inutile” il prosieguo di questa lotta. “Anche se giustizia non verrà fatta (ma è una cosa che non ipotizziamo nemmeno), almeno potremo dire di averci provato fino all’ultimo respiro – scrive la zia Erika sui social network – potremo dire di aver provato a non mettere più donne incinte e i loro bambini in mano a persone incompetenti. Potremo dire di aver provato a salvarli. Potremo dire di aver provato a dire alla gente di avere coraggio e denunciare le ingiustizie. Potremo dire di aver provato, nel nostro piccolo, a rendere questo mondo sporco e corrotto un mondo giusto fatto di verità e amore. Se questo significa doversi avvelenare la vita…sono più pronta che mai. Perché chi ci ha tolto Nicole ci ha già avvelenato la vita per sempre. Non abbiamo niente da perdere perché ci hanno già tolto tutto. Allora per continuare a vivere bisogna dare un senso ad un lutto. Questo è il nostro”.

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