Chester Bennington dopo Chris Cornell. Troppo.

I Linkin Park differiscono in una cosa rispetto a molte altre band: conquistano generazioni diverse nella stessa annata. A differenza di molte altre band non vengono tramandati. Non devi aspettare che sia tuo cugino, tuo fratello maggiore o un amico con una vasta cultura musicale a farteli conoscere. Ti capitano con l’album più recente e poi li approfondisci andando a ritroso con i loro vecchi lavori.

Quando uscì il singolo Numb io avevo solo 7 anni. Erano i tempi in cui Mtv si chiamava Mtv perché significava “music television”. Erano i tempi in cui tornavi da scuola o dalle lezioni all’università, pranzavi e trovavi programmi come TRL o Hitlist Italia. E proprio attraverso Mtv avevamo conosciuto i Linkin Park, e questi ragazzacci alternativi stranamente piacevano alle masse. Piacevano sia a chi ascoltava Britney Spears sia a chi si autodefiniva un metallaro.

Se non conoscevi l’inglese potevi non comprendere le parole o il significato del testo. Tuttavia, attraverso il loro sound e attraverso la voce duttile ma al tempo stesso potente e *nc***zzata di Chester Bennington recepivi un certo messaggio. Se eri ancora troppo piccolo, gli album Hybrid Theme e Meteora  ti preparavano agli anni a venire, in cui inevitabilmente ti saresti dovuto scontrare con un mondo distorto: genitori invasivi, adulti ottusi e superficiali, bullismo, senso di inappartenenza e inadeguatezza, ingiustizie sociali…. Ad un certo punto saresti diventato insensibile.

Nei primi anni 2000 alcune generazioni stavano vivendo questo in tempo reale, altre lo avevano già vissuto ma lo sentivano ancora sulla loro pelle. Altre, di lì a poco avrebbero ripescato i primi album della band per rispecchiarsi nelle parole di Chester e di Mike Shinoda. Ma Chester era comunque un caso unico ed eclatante. Chester, sempre in continua lotta con il mondo e reduce da problemi con la droga. Chester che nel video di Papecut era conciato come il nipote illegittimo di Sid Vicious mentre nel video di Numb sembrava invece uno studente di ingegneria informatica. Chester, che in realtà a soli 20 anni era già padre di una bambina.

I Linkin Park potranno anche non essere la tua band preferita, ma è comunque probabile che ti piacciano. Perché sì, i Linkin Park, unendo il sinth e il campionatore alle chitarre, il basso, la voce e al rap, erano originali. Probabilmente nessuno è mai riuscito a copiarli. Nonostante negli anni abbiano assunto un aspetto più maturo e in un paio di album avessero soppiantato le chitarre con le tastiere, rimangono comunque loro.

Continuavano a strapparci le parole, a dare voce alle nostre turbe. Molti pensano che ascoltare un determinato genere di musica susciti negatività. Nulla di più sbagliato. La differenza tra noi e i musicisti è che mentre noi stiamo zitti a patire, loro suonano e cantano. Ed è positivo, perché eravamo già arrabbiati (e probabilmente con voi), ma degli sconosciuti all’improvviso ci hanno scritto su delle canzoni, perché hanno saputo ascoltare.

Per chi è nato almeno negli anni ’90 sono una di quelle cose scontate, talmente scontate che nemmeno pensi che da un giorno all’altro potrai perderle. Semplicemente non esiste.

Malgrado tutto, ci si abitua ad aspettarsi e a non sorprendersi che i nostri idoli prima o poi ci lasceranno precocemente. Quello che non ci aspettiamo è che lo facciano di loro iniziativa, affetti da quel male che inizia con la lettera D. La perdita di Chris Cornell è stata un duro colpo, un lutto ancora troppo fresco. Ha ricordato a molti vissuti negli anni ’90 il perché fossero diventati musicisti. Ha ricordato alle ragazze il perché si innamorano dei musicisti.

Proprio ieri, Chris Cornell avrebbe compiuto 53 anni. Rendergli omaggio con un gesto come quello di Chester ha un non so che di black humor. Cosa gli è successo ieri? Il dolore lacerante per la perdita di un amico unito al fatto che la vita stessa delle volte può pesarti? Delle lotte continue mai totalmente superate? So solo che quella parola con la D viene usata troppe volte e raramente insinuata nei momenti opportuni. Intanto noi abbiamo perso una parte significativa della nostra esistenza. I Linkin Park non ci saranno più, non senza Chester. Così come non ci sono più gli Stone Temple Pilots senza Scott Weiland, che guarda caso proprio da Chester era stato sostituito e non si può fare a meno di individuare alcune analogie.

Il brivido arriva quando riascolti Leave Out All The Rest e sembra quasi un testamento. Un invito a perdonarlo prima che arrivi il momento di lasciarci. Ma in alcuni versi  chiede anche di aiutarlo a vivere dietro a delle ragioni per sentire la sua mancanza. Ed è tutto ciò che possiamo fare noi che non saremo più motivati da nuove canzoni. Anche dire “addio” stavolta è troppo.

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