Chiusura Bite: chi ha perso e chi ha vinto?

 
“Abbiamo perso  noi i  20 ragazzi, che lavoriamo la dentro, chi si alza la mattina alle 6 per aprire e chi invece alle 6 deve ancora andare a letto, chi viaggia ogni giorno per venire a lavorare, chi si è trasferito con la famiglia a Gela sperando in un futuro migliore,  chi ci campa la famiglia e chi semplicemente riesce a permettersi qualcosa di piu rispetto a prima lavorando in modo onesto.” Questo quanto riportato sulla sua pagina facebook da una delle impiegate del Bite, il locale bar e ristorante,  che è stato raggiunto da una ordinanza di chiusura “per ordine pubblico”, dopo la rissa che si è consumata sabato scorso in c.so Vittorio Emanuele e che è nata proprio nei pressi del noto locale. Una rissa che poteva nascere ovunque e di cui nè i cittadini, nè i gestori dei locali del centro storico hanno colpa. Intanto il locale è stato chiuso per venti giorni e a farne le spese sono stati proprio i proprietari e i venti lavoranti. 
In tanti in questi due giorni hanno espresso messaggi di solidarietà ai proprietari del Bite, sono intervenuti anche sindacalisti, cittadini e politici. 
“La chiusura del ristorante Bite rappresenta una delle pagine più buie della storia recente di Gela. Il fallimento della politica, che non fornisce i mezzi, e dei genitori e delle scuole nell’educare, rappresenta l’origine del problema sicurezza a Gela, divenuto insostenibile.” Hanno detto gli esponenti del Fronte Giovanile di Gela.
Il sindaco ha il dovere di convocare il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. Ha detto il consigliere di Polo civico popolare Guido Siragusa.
Ha perso la città, con la chiusura si incrementa il danno economico. Necessario l’esercito. ha detto il segretario della Cgil Ignazio Giudice. Intanto i venti lavoratori sono a casa.
E chi ha vinto in questo caso? Dei ragazzini che con i loro atteggiamenti possono decidere il futuro della città?