Cinzia era a Dhaka, il suo racconto su quella maledetta notte

Era a Dhaka il giorno in cui nove italiani hanno perso la vita per mano di un commando che ha agito in nome Allah. Alcune delle vittime erano amici suoi. Del resto nella città del Bangladesh sono 300 gli italiani che vi lavorano e che frequentano gli stessi locali. E Cinzia Gabbatore trascorre lunghi periodi in quella città che è diventata la patria delle aziende tessili italiane. Anche a Gela, Cinzia ha trascorso tanti anni, e nella nostra città ha tanti amici. Per la nostra testata ha raccontato le sue ore di ansia vissute da quando ha saputo che alcuni di quegli italiani erano tenuti in ostaggio, in quel locale che conosce benissimo. Momenti di apprensione, speranza, preghiere, in quella notte di venerdì, che si sarebbe trasformata in una delle più brutte della sua vita. 
 “Io e il mio compagno venerdì sera abbiamo cenato al German Club che si trova nella zona diplomatica di Dhaka dove si trovano altri club frequentati da occidentali. In questi club ci si incontra, si mangia qualcosa.  Per chi vuole si può giocare a tennis o andare in piscina . Ci sono molti ristoranti a Dhaka con location occidentali . Molto belli e frequentato anche da Bengalini.  Dopo il German Club siamo tornati a casa, e subito  abbiamo ricevuto una telefonata. Ci si chiedeva dove eravamo. E ci hanno comunicato dell’attentato. Da lì in poi  è stato un susseguirsi di messaggi, telefonate per tutta la notte . Con altre persone abbiamo focalizzato chi potessero essere  gli italiani in quel ristorante Holey Bakery.  Le ore interminabili senza sapere cosa stesse succedendo,  cosa stessero facendo ai nostri amici. Le preghiere affinché non finisse in tragedia tutta questa assurda storia,  e  fino al mattino col fiato sospeso. E con il pensiero fisso che anche ora non mi abbandona, che non abbandona tutti quelli che abitano lì.”
“Potevamo essere noi”. Questo è quello che continua a ripetersi Cinzia, che sarebbe potuta essere anche lì, con il suo compagno, in quell’inferno.
“Già il viaggio di ritorno era prenotato perché per la fine del Ramadan gli occidentali tornano a casa. Siamo quindi partiti con una tristezza infinita sconvolti noi tutti come se fosse stato tutto un sogno. Sembrava di essere in un film. Siamo arrivati in aereoporto e quando siamo ripartiti il silenzio. E nei nostri pensieri i nostri amici che non c’ erano più. Quelli che sarebbero dovuto tornare a casa. L’angoscia indescrivibile e quei gesti che  non capisci, incomprensibili e senza senso”.
Di religione prettamente musulmana, Dhaka ha anche un’ampia comunità di cristiani che convive pacificanente con gli islamici. 
 “Io – ha detto Cinzia- con i musulmani ho un buon rapporto con i mussulmani. Sono disponibili e rispetto la loro religione, come  loro rispettano la mia.  Se se si vuole si può convivere”.
 E poi loro, le vittime innocenti, gli amici con cui Cinzia ha condiviso molte esperienza.
“Claudia era una persona molto disponibile, era molto altruista e attiva con il marito in aiuto a chi aveva bisogno. La ricordo elegante e sempre sorridente. Adele siciliana molto attaccata al lavoro . Anche lei una persona solare. Marco semplice, bonaccione simpatico . Simona dolce edeterminata. Questi conoscevo questi sono i miei amici”. 
Nomi accomunati da un destino finale comune, persone che si trovavano a Dhaka per lavoro. Uomini e donne impiegate nel settore tessile, ma anche madri e mogli. Claudia aituava i bambini poveri. Suo marito è scansato alla morte per una telefonata ricevuta qualche istante prima che il commando entrasse nel locale, che era frequentato solitamente da molti occidentali. 
Del resto di occidentali ve ne sono tanti a Dhaka, dove sono impiantate centinaia di aziende tessili. Cinzia e il compagno hanno una casa in quella città ricca di contraddizioni. Vi trascorrono lunghi periodi, per motivi di lavoro. 
“Per chi arriva a Dhaka l’ impatto è forte, principalmente  il caldo e le 4 ore avanti ti stordiscono.  Il traffico è incredibile,  tutta questa gente che corre, e dove tutti che lavorano. E poi  tutti questi bambini in giro . I Risciò a migliaia,  con alla guida tutti quegli uomini così magri ma dotati di una forza incredibile nelle loro gambe”.
Ciò che colpisce nel racconto di Cinzia è la sua apertura nei confronti della religione islamica, i cui dettami sono ben lontani da quelli dei fanatici.  
” Non dobbiamo fare di tutta l’erba un fascio.  Erano affranti i nostri conoscenti e amici musulmani. Le loro facce erano tristi quasi più delle nostre. L ’80 per cento della produttività in dhaka è  dato dal tessile  ciò dà occupazione a molte persone. E molto sono i grandi nomi del garments Tessile che hanno i loro quartier generali. Dhaka è una città in continua crescita ci sono moltissimi grattacieli,  e molti in costruzione dove  centinaia di  persone lavora di notte e giorno”.
E Dhaka è una città dove accanto ai quartieri tradizionali, e integralisti, vi sono quartieri supermoderni e occidentalizzati, 
“Io penso che o poi prima diventerà una bella città”.Ha detto Cinzia. 
 

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