Cittadina gelese scrive a Messinese: “Sindaco, ascolti il nostro grido di aiuto”

Caro Domenico Messinese, cittadino e sindaco di Gela, 
 
chi le scrive è una gelese, moglie e madre di due figli, che al tempo delle elezioni credette nel suo programma elettorale e la votò facendola persino votare da amici e parenti che non avevano ancora le idee chiare. Io come tanti altri con una matita abbiamo scelto il cambiamento.
 Ci abbiamo creduto, ci abbiamo sperato e abbiamo avuto la pazienza di aspettare fino ad ora. Un anno è sicuramente poco per realizzare quanto promesso, ma è abbastanza per iniziare a intravedere i tanti progetti rimbombati in piazza, durante ogni comizio elettorale. 
Si parlava di acqua pubblica, si diceva di mandare a casa il vecchio modo di fare politica per far entrare il nuovo, un’amministrazione che scendesse in strada per parlare con i cittadini. Sul palco e nel piccolo schermo ha presentato nomi e volti titolati e qualificati, una squadra a cui abbiamo concesso il privilegio del nostro voto, un gruppo di cui oggi non è rimasto nessuno o quasi. 
Si parlava ancora della sicurezza pubblica. Che ne è della promessa di un maggiore impiego di forze dell’ordine? Io abito a Macchitella e proprio la scorsa settimana un gruppo di delinquenti ha aggredito un ragazzo solo perché li aveva scoperti mentre cercavano di rubargli il motorino ed è intervenuto per impedirglielo. Parliamo di Macchitella, sindaco, il quartiere in cui abita anche lei, non lontano dalla sua finestra, basta affacciarsi per vedere come sia diventato: buio, sporco, frequentato da quindicenni e sedicenni che abitualmente consumano erba e da randagi che si muovono a branchi e rischiano di essere pericolosi. 
Non ci sentiamo più sicuri neanche a casa nostra. Una sera sì e un’altra no, danno fuoco ad almeno una macchina, senza risparmiare nessuna zona. Nel giro di pochi mesi due episodi gravissimi in pieno centro storico, sparatorie in perfetto stile far west in orari caratterizzati dalla presenza di numerosi gelesi, Dio solo ha evitato conseguenze più gravi e drammatiche. Risse fra giovani quasi ogni sabato sera, ubriachi e per niente lucidi, con i locali che non dovrebbero vendere alcolici ai minorenni, ma che spesso e volentieri chiudono gli occhi davanti agli obblighi di legge.
 Dove sono i controlli? Dov’è il lavoro? Mio marito ha lasciato la città diversi mesi fa per “spezzarsi la schiena” fuori e permettere alla sua famiglia di vivere degnamente. È stato fortunato, via da casa, ma con la dignità di poter ancora lavorare, ma quante famiglie ci sono che non arrivano a fine mese? 
Molte attività commerciali resistono a fatica, tanti bambini non possono permettersi neppure la merendina al mattino, lei lo sa questo, sindaco? Avevate detto in campagna elettorale che avreste riaperto ogni punto del protocollo Eni a voi poco chiaro, ma non è ciò che si vede. Piuttosto, sembra come se steste accettando tutto dietro rassicurazioni e positività che non corrispondono alla triste realtà degli ammortizzatori sociali e dei trasferimenti di massa. 
Parlavate e parlate di turismo lei e la sua giunta, ma come si può credere di promuovere il turismo se il museo e i beni storici e archeologici sono chiusi e non fruibili al pubblico? Perché il turista dovrebbe scegliere di visitare Gela? Perché ha il mare? Capirai, una spiaggia sporca e trascurata, un lungomare tanto atteso e consegnato, non ancora ufficialmente, in condizioni quasi di abbandono già. Mancano i cassonetti, la gente civile continua a chiederglieli, ma lei sembra non ascoltarci. Una passerella già “distrutta”, sollevata dalla sabbia, frequentata da gente che fa quello che vuole perché nessuno li sanziona e li punisce. Le strade dissestate e rattoppate alla meno peggio, non ci sono servizi adeguati per spostarsi e muoversi tranquillamente e con facilità, non ci sono alternative alla noia. Dove sono i centri culturali per i giovani? E gli spazi per permettere ai bambini di giocare in sicurezza? Attendiamo ancora il porto, grandi discorsi in campagna elettorale anche su questo e ad oggi che cosa abbiamo? Panchine rotte e fatte a pezzi, sabbia e rifiuti dove prima sbatteva il mare, illuminazione assente. Ma che cosa dovrebbe vedere il turista? Questo scempio?
 Sindaco, chi le scrive ha creduto nel cambiamento, chi le scrive inizia a rimpiangere di averlo fatto.
 Parli con la gente, come aveva promesso. Ci ascolti. Ci aiuti, perché di questo abbiamo bisogno. La nostra è una città che chiede aiuto in ginocchio, non le sta rimanendo più altro. Una città che supplica pietà e che sta morendo lentamente e, quando ci si avvicina alla deriva, anche un giorno è importante. Non abbiamo più la possibilità né il tempo di aspettare. Quando un uomo viene privato della dignità, perde tutto, anche la forza di lottare. E questa comunità, tutta, è a un passo così dal baratro.